Nell'uso italiano, il termine non è generico, ma indica determinati formati di pasta, diversi però a seconda delle regioni italiane: può quindi riferirsi a pasta corta o lunga, di semola di grano duro o all'uovo.
Spesso indica la pasta lunga a sezione rotonda e spesso bucata, di diametro più grande di quello dei bucatini e più piccolo di quello delle ziti.
Tale confusione o sovrapposizione lessicale va sostanzialmente attribuita alla più antica origine e al più vasto e generico significato del vocabolo maccheroni rispetto a quello più ristretto che ha assunto progressivamente negli ultimi due secoli con l'avvento di una terminologia specifica per ogni tipo di pasta e la nascita di nomi come spaghetti o tagliatelle. Ad esempio nella celebre scena del film "Un americano a Roma" in cui Alberto Sordi mangia un piatto di pasta si riferisce a esso con il termine "maccheroni" pur trattandosi evidentemente di spaghetti.
In ogni caso il termine generico maccheroni è usato molto più spesso all'estero e inteso quasi come un sinonimo di pastasciutta se non addirittura di pasta. In Italia invece prevalgono le denominazioni legate alle diverse tipologie di pasta. Per fare alcuni esempi, quando i maccheroni si presentano con delle scanalature sulla superficie esterna vengono chiamati rigatoni (scanalature longitudinali) o tortiglioni (scanalature a spirale), se invece la forma è arcuata anziché diritta si utilizzano i termini sedani o sedanini (in base alle dimensioni) o anche lumaconi se i pezzi sono piuttosto larghi e con curvatura particolarmente accentuata.
Secondo la leggenda i maccheroni sarebbero stati portati in Italia da Marco Polo, di ritorno a Venezia dal lontano Catai (cioè dalla Cina), nel 1292. Nonostante la leggenda, pare che i maccheroni, come la pasta in generale, fossero già presenti e in uso in Italia già da tempo prima della stessa nascita di Polo, ampiamente documentati fin dall'Alto Medioevo e a loro volta evolutisi dal làganum di epoca romana. Significativa (tra varie altre) è la testimonianza dello scrittore arabo Idrisi che, nel suo Libro di Ruggero II, ne attesta la presenza in Sicilia e in particolare a Trabia, dove venivano prodotti in grandi quantità per poi essere commercializzati in tutto il Mediterraneo, quasi due secoli prima del ritorno di Polo dall'Estremo Oriente.
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150 g di fegatini di pollo
170 g di carne di manzo macinata
400 g di passata di pomodoro
60 g di burro
75 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
75 g di pangrattato
½ cipolla
1 mazzetto di erbe aromatiche (timo, salvia, alloro)
1 dl di vino bianco
20 g di farina
Olio d’oliva extravergine q.b.
Sale e pepe q.b.
Pelate la mezza cipolla e tritatela.
In una casseruola sciogliete 40 grammi di burro e appassitevi la cipolla tritata e le erbe aromatiche. Unite la carne di manzo e rosolatela per qualche minuto, poi aggiungete i fegatini e continuate a rosolare per un minuto.
Bagnate con il vino e fatelo evaporare a fuoco vivo.
Aggiungete la passata di pomodoro, mezzo bicchiere di acqua, salate e pepate.
Coprite e cuocete il ragù a fuoco basso per trenta minuti, se dovesse addensarsi troppo, aggiungete un poco di acqua calda.
A dieci minuti dalla fine della cottura lessate i maccheroni in acqua bollente e salata e scolateli al dente.
Ungete una pirofila con il burro rimasto, cospargete il fondo con la farina e fate uno strato di maccheroni; condite con la metà del ragù del Parmigiano e del pangrattato.
Formate un secondo strato di pasta, condite con il ragù rimanente e terminate con il Parmigiano mischiato al pangrattato.
Cuocete in forno già caldo a 180° per venti minuti.
Servite subito.












