giovedì 12 febbraio 2026

Crocchette di patate al formaggio

La patata è l’alimento più consumato al mondo. È un tubero ricco di proprietà e con poche calorie.
Contiene una notevole quantità di amido, una discreta di fosforo e di potassio e vitamina C e invece  povera di sodio.
Le sue origini si fanno risalire intorno al 3000 a.C. presso la popolazione Incas da cui era chiamata “papa”. In Europa giunsero solo nel sedicesimo secolo portate dal conquistatore spagnolo Francisco Pizzaro.
Anche se le qualità nutritive sono pressoché analoghe, le patate si distinguono per il colore, della buccia come della polpa.
La grande divisione riguarda le patate farinose e bianche che si spappolano facilmente durante la cottura, indicate per la preparazione di purè, crocchette e gnocchi, e quelle gialle dalla polpa compatta, ottime in tutti gli altri impieghi, dalla cottura al forno e in padella alla frittura. Particolarmente adatte a queste ultime preparazioni sono poi quelle a buccia rossa, dalla polpa gialla e soda e ottime quando sono sottoposte a temperature elevate.
Casi particolari sono costituiti dalle patate viola, magnifiche fritte ma indicate anche per preparare contorni decorativi.
 
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
800 g di patate a pasta bianca
3 uova
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
200 g di farina di mais per impanature o di pangrattato
1 cucchiaio di latte
1 pizzico di noce moscata
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Lavate le patate e fatele lessare in abbondante acqua salata, inizialmente fredda, per 40 minuti.
Schiacciatele con lo schiacciapatate lasciando cadere la polpa in un’ampia ciotola.
Unite due uova, leggermente sbattute, 60 g di Parmigiano, la noce moscata, salate e amalgamate bene il tutto.
Prelevate il composto a cucchiaiate e formatevi delle crocchette di forma cilindrica.
In un piatto sbattete l’uovo rimasto con un cucchiaio di latte.
In un altro piatto versate la farina di mais, il restante Parmigiano e mescolate.
Passate le crocchette nell’uovo quindi nel pangrattato e mettetele in un piatto. Al termine della prima impanatura, se volete, potete farne un’altra.
In una padella, dai bordi alti, scaldate abbondante olio; quando sarà ben caldo tuffateti le crocchette, poche alla volta per non abbassare troppo la temperatura dell’olio.
Quando la superficie della panatura sarà ben dorata, scolate le crocchette e adagiatele su della carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso e, se è il caso, regolate di sale.

martedì 10 febbraio 2026

Tirà piemontese

La Tirà è un dolce tipico piemontese consumato prevalentemente nelle feste, Carnevale incluso. È una brioche morbidissima, a forma di ciambella, arricchita con uvetta e mele candite.

Deve il suo nome al fatto che veniva consumato nelle giornate di Leva, giorni in cui venivano “tirati” i numeri, ovvero quando le nuove reclute venivano sorteggiate per andare a prestare servizio, “Al Tiràj” o “I tiràgi”. Ogni anno, fino al 1926 con la legge sull’ordinamento militare durante il Regno d’Italia, il contingente dei giovani coscritti al compimento dei 21 anni di età veniva selezionato e ripartito in base al sorteggio di un numero che stabiliva la categoria e la durata del servizio militare; una festa che, nel Monferrato, occupava l’intera comunità per diversi giorni, intrattenuta da musica e balli e, ovviamente, anche dai dolci. La Tirà veniva consumata spesso con il miglior vino a disposizione delle famiglie contadine, la riserva tradizionalmente prodotta nell’anno di nascita della recluta, messa da parte ed imbottigliata per essere bevuta in quel giorno tanto particolare.

Una torta che ci narra di un tempo diverso, ma che ancora oggi, sebbene diversa da una volta, viene apprezzata e ricordata dalla comunità che ne ha dato i natali.

Fonte: Piemonte Top News


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Ingredienti:

500 gr di farina 0

3 tuorli d’uovo
150 gr di latte
70 gr di zucchero
1 pizzico di sale fino
15 gr lievito di birra fresco
150 gr di burro a temperatura ambiente
25 gr di uvetta
250 gr di mele spadellate
20 gr di zucchero

Procedimento

Sciogliete il lievito di birra nel latte.

Mettete a bagno l’uvetta.
In una ciotola mettete la farina e lo zucchero, aggiungete poco alla volta il latte con il lievito e iniziate ad impastare.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo aggiungete i tuorli uno alla volta, continuando ad impastare per circa 15/20 minuti.
Aggiungete il sale e lavorate fino a rendere l’impasto morbido e liscio.
Unite il burro a pomata, poco alla volta, sempre impastando per inglobarlo uniformemente.
Scolate e strizzate l’uvetta e infarinatela leggermente, incorporatela all’impasto e distribuitela uniformemente.
Mettete l’impasto in una ciotola unta, coprite con la pellicola, e dopo 40 minuti ripiegate l’impasto su sé stesso sempre all’interno della ciotola.
Coprite e lasciate lievitare ancora un’ora.
Nel frattempo tagliate a cubetti le mele e spadellatele per qualche minuto con i 20 gr di zucchero.
Trascorsa l’ora, riprendete l’impasto, mettetelo sulla spianatoia infarinata e allargatelo leggermente con le mani, in modo da ottenere un rettangolo.
Distribuite sopra, al centra, le mele spadellate e arrotolate l’impasto sulle mele, dal lato lungo.
Inserite il rotolo in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato, coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
A lievitazione ultimata, cuocete in forno statico e già  caldo alla temperatura di 180°C per 45 minuti.
Una volta sfornata e raffreddata, la potete cospargere con un po’ di zucchero a velo.

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 2 febbraio 2026

Zuppa imperiale bolognese

La zuppa imperiale è una minestra tipica di Bologna preparata con un impasto di semolino, uova, burro e formaggio, cotto nel forno e poi spezzettato e bollito nel brodo.
Una sua variante con il latte, è citata da Pellegrino Artusi nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene del 1891”, con il nome di “zuppa di semolino composta” e, oggi, la ricetta ufficiale è stata depositata presso la Camera di Commercio di Bologna.
Le origini della ricetta sembra siano effettivamente “imperiali”, si tratterebbe infatti di una ricetta importata in Emilia da Maria Luigia d’Asburgo Lorena, moglie di Napoleone I e signora del ducato di Parma che portò dall’Austria la ricetta della frittatensouppe, una zuppa di brodo vegetale in cui vengono cotte delle striscioline di frittata; quella ricetta poi a Parma fu elaborata aggiungendo il Parmigiano. Tuttavia non tutti concordano con questa idea sulle origini della zuppa imperiale, altri pensano che sia semplicemente un’elaborazione della minestra nel sacchetto e delle altre forme di minestre simili.

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Ingredienti per 4 persone

4 uova

120 g di semolino
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
100 g di burro
1 lt di brodo di carne
1 pizzico di noce moscata
Sale q.b.

Procedimento

Mettete le uova in una ciotola e sbattetele con i rebbi di una forchetta, unite il semolino, la noce moscata, il Parmigiano e il sale.

Amalgamate bene tutto, dovete ottenere un impasto piuttosto sodo, poi unite il burro fuso e mescolate.
Accendete il forno statico a 180°C.
Versate il composto ottenuto in una teglia rettangolare imburrata.
Livellate bene il composto e infornate (forno caldo e già a temperatura) per 25 minuti fino a quando i bordi e la superficie saranno leggermente dorati.
Sfornate e lasciate raffreddare, poi tagliate a cubetti di circa 1 cm per lato.
Tenete presente che i cubetti assorbiranno il brodo e diventeranno più grandi.
Tuffate i cubetti nel brodo bollente e fate cuocere per non più di due minuti.
Servite subito accompagnando con del Parmigiano Reggiano grattugiato.

 

 

 

 

domenica 25 gennaio 2026

Involtini di verza con mozzarella

Fin dai tempi più remoti, erano note le proprietà curative dei vari tipi di cavolo che erano utilizzati, sopratutto, nella cura di ulcere, ferite e affezioni respiratorie. I recenti studi hanno confermato le proprietà terapeutiche di questi ortaggi, non solo, ma ne hanno scoperte delle altre, come la funzione protettiva a livello arterioso e di prevenzione in alcune forme tumorali. I cavoli sono ricchi di sali minerali quali ferro, potassio, calcio, fosforo e di vitamina A, B2, C. di carotenoidi, di acido folico e di folati, indispensabili per prevenire la spina bifida in gravidanza.

Fonte: Coltiviamo la salute di Ciro Vestita ed. Giunti


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Ingredienti per 4 persone:
 
1 verza non troppo grande
125 g di mozzarella
100 gr di pane raffermo
½ bicchiere di latte
2 cucchiai di prezzemolo tritato
250 g di passata di pomodoro
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale e pepe q.b.
 
Procedimento
 
Eliminate le foglie esterne della verza (utilizzatele per fare un buon minestrone), lavate quelle più bianche e tenere e scottatele per tre minuti in acqua bollente salata.
Scolatele e mettetele su di un telo pulito ad asciugare.
Spezzettate il pane e fatelo ammorbidire in una ciotola con il latte caldo per cinque minuti.
Riducete la mozzarella a pezzetti molto piccoli e mettetela in una ciotola.
Lavate sgrondate il prezzemolo e tritatelo.
Tagliate grossolanamente cinque foglie di verza sbollentata
Strizzate bene  il pane, mescolatelo con la mozzarella, le foglie tritate di verza e il prezzemolo tritato, salate e pepate.
Suddividete il composto ottenuto sulle foglie di verza, arrotolatele su se stesse e chiudetele con uno stecchino o con dello spago da cucina.
In un’ampia padella, dai bordi alti, scaldate due cucchiai d’olio: quando sarà caldo adagiatevi gli involtini e cuoceteli a fuoco vivo per cinque minuti.
Unite la passata di pomodoro, coprite, abbassate la fiamma e cuocete ancora per venticinque minuti.
Trasferite gli involtini su di un piatto da portata, cospargeteli con il fondo di cottura e servite subito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 20 gennaio 2026

Polpette di tacchino

In questi ultimi anni la cultura alimentare è cambiata adattandosi alle nuove esigenze di gusto, allo stile di vita, alle capacità di spesa, alle conoscenze nutrizionali.
I consumatori sono più attenti a ciò che portano in tavola e si sono riscoperti cibi che, nel corso degli anni, erano stati un po’ dimenticati. Tra questi il tacchino che, nonostante fosse presente in Spagna fin dal 1519, importato dall’America da Cristoforo Colombo e diffuso in tutta Europa dai Gesuiti, fino a poco tempo fa era considerato un patrimonio della cultura anglosassone, un alimento quasi esclusivamente natalizio.
Oggi sappiamo che le carni di questo grosso volatile, che può raggiungere e superare il peso di quindici chili, sono ricche di proteine nobili, con una percentuale molto bassa di grassi, adatte ad una dieta ricca e leggera allo stesso tempo. 
“La carne di tacchino ha un eccellente contenuto proteico e, considerato il fatto che possiamo consumarlo senza la pelle, è da considerarsi tra le più magre. Poi, se consideriamo la qualità dei suoi grassi, scopriamo che il contenuto d'acido linoleico (che è un acido grasso essenziale molto importante) nel tacchino è quasi 10 volte superiore a quello d'altri tipi di carne. Non solo, ma il contenuto di colesterolo è tra i più bassi: si tratta di 8 -8,25 mg per cento grammi di parte edibile contro un valore che varia da 70 a 125 mg nella carne di manzo e da 70 a 105 mg in quella di maiale.
Ricapitolando i vantaggi del tacchino consistono in un elevato contenuto proteico e discreto contenuto di ferro e zinco, contenuto in grassi ridotti (nel petto di tacchino, secondo i nutrizionisti, sono solo l’1,56 per cento) e ottimo rapporto tra grassi polinsaturi e insaturi.”
 ( Professor Aldo Mariani – Istituto della Nutrizione di Roma)


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Ingredienti per 4 persone:
 
500 g di carne di tacchino tritata
1 cipolla bianca piccola
2 uova
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
8 cucchiai di pangrattato
100 g di pane raffermo
½ bicchiere di latte
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Qualche rametto di erba cipollina
Sale e pepe q.b.
 
Procedimento

Mondate la cipolla e tritatela finemente.
In una scodella ponete il pane e versate sopra il latte perché si ammorbidisca.
Lavate, asciugate l’erba cipollina e tagliuzzatela.
Mettete in una terrina la carne tritata, la cipolla, un pochino di erba cipollina,  il formaggio, quattro cucchiai di pangrattato, le uova, il pane ben strizzato e sminuzzato.
Salate e pepate.
Amalgamate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Formate le polpettine prelevando un po’ d’impasto e rotolandolo tra le mani.
Mettete a scaldare l’olio in una padella dai bordi alti e quando sarà caldo ma non fumante, adagiatevi le polpette e fatele cuocere e dorare da tutti i lati.
A cottura ultimata depositate le polpette su di un foglio di carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso.
Mettetele su di un piatto da  portata preriscaldato e distribuite sopra l’erba cipollina rimasta.
Servite subito.

venerdì 16 gennaio 2026

Penne con lo speck

Lo Speck dell'Alto Adige IGP (indicazione geografica protetta) è un salume leggermente affumicato, stagionato all’aria pura e preparato con carne di maiale lavorata, secondo la regola tradizionale, esclusivamente nella regione altoatesina. Ha un moderato apporto calorico e contiene un’alta percentuale di proteine che lo rendono un alimento ideale e un’ottima alternativa a carne fresca, uova e formaggi.


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Ingredienti per 4 persone.
 
320 g di penne rigate
100 g di speck Alto Adige IGP a fettine sottili
60 g di Parmigiano Reggiano Grattugiato
1 scalogno
30 g di burro
1 limone non trattato
Qualche foglia di salvia
3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Tagliate lo speck a striscioline.
Mondate lo scalogno e tritatelo.
Con un riga limoni ricavate delle striscioline dalla buccia del limone  senza prelevare l’albedo (la parte bianca).
In un’ampia padella scaldate l’olio e mettete a rosolare lo scalogno (devi solo imbiondirsi e non bruciare) e la salvia tagliata a pezzetti.
Unite  quasi tutto lo speck e rosolatelo per tre minuti, il rimanente servirà da guarnizione.
Aggiungete il burro e lasciatelo fondere. Spegnete il gas.
Portate a ebollizione abbondante acqua salata, quando bolle gettate la pasta.
Lasciate cuocere per il tempo previsto sulla confezione.
Nel frattempo, scaldate un padellino antiaderente  e, senza aggiungere grassi, rosolate leggermente le striscioline di speck rimaste.
Scolate la pasta al dente , trasferite nella padella con il condimento, sotto alla quale avrete riacceso il fuoco.
Mescolate e lasciate insaporire per un minuto.
Spolverizzate con il Parmigiano Reggiano, distribuite nei piatti e guarnite con le listarelle di speck rimaste e la buccia di limone tritata.
Servite subito.
 

lunedì 29 dicembre 2025

Capesante gratinate

Le capesante o conchiglie di San Giacomo devono il loro nome al fatto che le conchiglie erano utilizzate per aspergere di acqua santa il capo dei bimbi al fonte battesimale.
Sono molluschi bivalvi, composti da una parte bianca e elastica detta “noce”, e da una parte arancione a forma di mezzaluna, il cosiddetto “corallo”.
Solitamente sono vendute già aperte e pulite insieme alla valva concava e richiedono tempi di cottura molto brevi.
Questi molluschi sono ricchissimi di Omega 3 e sono facilmente digeribili.
Sono ideali per preparare antipasti veloci, gustosi e coreografici.

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Ingredienti per 4 persone:

8 capesante

Mezzo sedano rapa non troppo grande
250 ml di latte
40 g di farina
40 g di burro 
1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano grattugiato
Pangrattato q.b.
Qualche rametto di prezzemolo
1 pizzico di noce moscata
Sale e pepe q.b.

Procedimento

Portate a bollore un litro di acqua  con 50 ml di latte e 20 grammi di farina.

Sbucciate il mezzo sedano rapa e tagliatelo a pezzi.
Tuffatelo nell’acqua bollente e fatelo cuocere finché sarà morbido.
Sgocciolatelo e frullatelo con un frullatore a immersione.
Lavate, sgrondate il prezzemolo e tritatelo.
Sciogliete 20 grammi di burro in una casseruola con una grattata di noce moscata e un pizzico di pepe: unite 20 grammi di farina, tostatela per qualche istante, poi aggiungete a filo il latte mescolando con una frusta a mano.
Fate addensare la besciamella a fiamma bassa, incorporate il purè di sedano e salate.
Prelevate le capesante dalle conchiglie, sciacquatele per eliminare la sabbia residua e tamponatele con carta da cucina.
Lavate bene le conchiglie, asciugatele e disponetele in una teglia o sulla leccarda coperta con della carta da forno.
Distribuite un cucchiaio di besciamella in ogni guscio e adagiate i molluschi sulla salsa.
Unite il prezzemolo e il Parmigiano al pangrattato, distribuite sulle capesante insieme a un fiocchetto di burro, coprite tutto con carta da forno.
Infornate a forno già caldo a 180°  per  cinque minuti poi togliete la carta e lasciate gratinare ancora per cinque minuti o fino a quando  non saranno ben dorate in superficie.

sabato 20 dicembre 2025

Mezzelune di radicchio con crema di gorgonzola

Il radicchio è una verdura ricca di vitamine e sali minerali, come il ferro, il potassio, il calcio, il selenio e il cromo. Ha proprietà depurative, poche calorie ma molte fibre. Il radicchio rosso, deve il suo splendido colore alla presenza di antocianine, sostanze dalle proprietà antibiotiche e antiossidanti,per questo motivo il radicchio rosso è un valido alleato contro le patologie cardiache.

Fonte: Coltiviamo la salute di Ciro Vestita- ed. Giunti


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Ingredienti per 4 persone:
 
Per la sfoglia
300 gr di semola rimacinata
3 uova
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Per il ripieno
1 cespo di radicchio rosso
1 scalogno
100 g di speck a fiammiferi
200 g di crescenza
2 cucchiai di pangrattato
50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Una grattugiata di noce moscata
Sale e pepe q.b.
 
Per condire
200 gr di gorgonzola dolce
60 gr di Parmigiano Reggiano
100 ml di latte
 
 
Procedimento
 
Versate la farina in una ciotola o sulla spianatoia facendo la classica fontana e inserite al centro le uova leggermente sbattute e il sale.
Partendo dal centro inglobate lentamente tutta la farina, poi impastate fino a ottenere un composto morbido ed elastico, copritelo con la pellicola da cucina e mettetelo a riposare per un’ora. 
Nel frattempo, preparate il ripieno.
Tagliate il radicchio a listarelle e lavatelo.
In una casseruola scaldate due cucchiai d’olio e fate appassire lo scalogno tagliato a fettine, quando sarà diventato trasparente, unite lo speck, fate rosolare per un paio di minuti poi aggiungete il radicchio tagliato a listarelle.
Salate e pepate e lasciate cuocere per dieci minuti, poi trasferite il tutto in un mixer e tritate non troppo finemente.
Versate il composto in una ciotola e unite la crescenza, il pangrattato, il Parmigiano e una grattata di noce moscata.
Mescolate con un cucchiaio per amalgamare.
Riprendete la pasta e tirate una sfoglia sottile, poi con un coppa pasta rotondo di circa 6/7 cm di diametro ricavate tanti dischetti (se non possedete un coppa pasta potete utilizzare un bicchiere o il coperchio di un vasetto).
Mettete al centro di ognuno un cucchiaino d’impasto, poi ripiegate su se stessi i dischetti a formare una mezzaluna, comprimete bene i bordi con le dita, in modo che non fuoriesca il ripieno.
Lasciate riposare le mezzelune per una mezz’ora.
Nel frattempo, in un pentolino mettete il gorgonzola e il latte e fate sciogliere dolcemente, ci vorranno un paio di minuti. A fuoco spento unite il Parmigiano Reggiano e amalgamate bene.
Portate a bollore abbondante acqua salata e, quando bolle, tuffateci le mezzelune.
Cuoceranno in 5/6 minuti.
Scolate le mezzelune, disponetele nei piatti individuali, o in uno unico da portata se preferite, versate sopra la crema di gorgonzola e servite subito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 18 dicembre 2025

Biscotti di panpepato

Una tra le più tradizionali ricette di dolci natalizi a ogni latitudine,  sono i biscotti di panpepato o pan speziato o pan di zenzero.
Devono il loro nome al massiccio mix di spezie, pepe nero compreso, che gli dona il caratteristico sapore e l’inconfondibile aroma.


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Ingredienti per 6 persone:

500 g di farina 00

150 g di zucchero semolato
150 g di burro
1 tazza di succo d’acero, se non lo trovate usate 50 g di miele d’acacia)
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci
4 cucchiaini di cannella
4 cucchiaini di zenzero
1 pizzico di noce moscata
1 grano di pepe nero macinato
2 chiodi di garofano macinati
1 pizzico di sale fino

Per la glassa:

160 g di zucchero a velo

2 albumi

Procedimento

Setacciate la farina e il lievito in una grossa ciotola.

Unite lo zucchero al burro ammorbidito insieme a tutte le spezie e al pizzico di sale.
Inglobate bene poi mischiate tutto con la farina alternandolo con le uova leggermente sbattute e il succo d’acero.
Lavorate velocemente tutti gli ingredienti e, quando sarà ben compatto, dividetelo in 3 palle, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo a riposare in frigorifero per due ore.
Trascorso il tempo, riprendete  una palla d’impasto (tenete le altre in frigo in modo che si mantengano ben fredde) e con il mattarello stendetelo in una sfoglia spessa circa 1 cm.
A questo punto ricavate dalla pasta, con delle formine o ritagliando a mano l’impasto le forme che più via piacciono, omini, stelline, alberi di Natale ecc.
Continuate così con le altre due palle.
Se volete appenderli all’albero, con una cannuccia, praticate un forellino in cima ai biscotti.
Preriscaldate il forno a 190°.
Disponete i biscotti su una teglia o sulla leccarda ricoperta da carta da forno e infornate per almeno venti minuti.
I biscotti saranno cotti quando avranno assunto un bel colore dorato.
Lasciateli raffreddare completamente di una gratella.
Nel frattempo, preparate la glassa.
Montate a neve, con le fruste elettriche, gli albumi e aggiungete zucchero a velo fino a ottenere un composto piuttosto denso.
Trasferite la glassa ottenuta in un sac-à-poche usa e getta, tagliate la punta e decorate i biscotti come preferite.
Si conservano per qualche giorno chiusi in una scatola di latta.

 

martedì 16 dicembre 2025

Insalata di belga, cavolo rosso, arance e noci

L’indivia belga deve il suo nome al fatto che, nel 1850, un agricoltore belga aveva estirpato e conservato in cantina le radici della cicoria per evitare che si congelassero. Alla fine dell’inverno, scoprì che quelle radici avevano prodotto dei germogli gialli e teneri. Li assaggiò e gli piacquero. La sua coltivazione, così, si diffuse prima in tutto il Belgio e poi nel resto dell’Europa.

Come tutte le indivie, ha un gusto amarognolo, ma è più povera di vitamine, rispetto alle altre varietà, a causa del processo di maturazione che avviene in luoghi privi di luce. E’ ricca di vitamine del gruppo B e della provitamina A e l’alta quantità di fibra insolubile, rende il suo consumo particolarmente indicato per chi soffre di stitichezza.
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
2 cespi d’insalata belga
¼ di cavolo rosso
2 arance
12 noci
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale fino q.b.
 
Procedimento
 
Tagliate a fettine sottili il cavolo rosso, lavatele e sgrondatele.
Tagliate a metà un’arancia, pelatela a vivo, ricavatene dei mezzi spicchi e uniteli alle insalate.
Sgusciate le noci e dividete i gherigli.
Sfogliate la belga, lavatela, sgrondatela con delicatezza e suddividetela in quattro piatti individuali.
Distribuite sopra le foglie di belga le fettine del cavolo rosso, i mezzi spicchi dell’arancia e i gherigli di noce.
Spremete il succo di un’arancia e mettetelo in una ciotolina, unite il sale e l’olio a piacere e mescolate bene.
Versate sugli ingredienti, mescolate e servite.
 
 
 
 

Rolata di maiale bardata e farcita


Regna ancora molta confusione su questa carne che si presenta effettivamente rosata da cruda, diventando persino bianca da cotta. Ma la carne di maiale è bianca o rossa? Come si classifica a livello nutrizionale, e quali sono le sue proprietà? 
Dal punto di vista nutrizionale la carne di maiale, contenendo una concentrazione di mioglobina che va dallo 0.1 allo 0.3%, è classificata certamente come rossa e tale resta, anche se dopo la cottura schiarisce a tal punto da non sembrarlo: il contenuto di mioglobina è comunque superiore a quello del pollo e del pesce (0.05%).
In effetti il suo colore chiaro, soprattutto se paragonato a quello delle altre carni rosse di bovini, equini e ovini, può trarre in inganno. Complici di questo fraintendimento anche quei siti o riviste che definiscono erroneamente la carne di maiale una carne bianca o addirittura “rosa”. Ma quest’ultima è la classificazione gastronomica, che non ha niente a che vedere con la classificazione nutrizionale.
La carne di maiale possiede dunque tutte le proprietà delle carni rosse e in particolare è fonte di proteine di alta qualità e di sostanze nutritive ad elevata biodisponibilità, tra cui le più rappresentate sono la tiamina, riboflavina, niacina, vitamina B6 e B12, ma anche minerali come fosforo, potassio, zinco e selenio, mentre il ferro è leggermente minore rispetto alle altre carni rosse. Notevole anche la presenza di composti bioattivi positivi per la salute e con funzione antiossidante, come la creatina, la taurina e il glutatione.
Nonostante sia il tipo di carne rossa più popolare e più consumata al mondo, aleggia purtroppo ancora oggi la percezione nel consumatore che il maiale sia in qualche modo “meno sano” del pollo e del manzo: credenza che non trova riscontro nella realtà. Al contrario, il consumo di carne di maiale fresca è perfettamente in linea con le attuali raccomandazioni nutrizionali, anche per quanto riguarda l’apporto di grassi saturi e insaturi.
Proprio per andare incontro alle esigenze dei consumatori i suini di oggi sono allevati e alimentati in modo da avere meno colesterolo e meno grassi saturi nelle carni, a favore invece di un aumento dei grassi monoinsaturi e polinsaturi omega 3 a catena lunga, migliorando il profilo lipidico della carne e il suo impatto sulla salute, dimostrato anche in studi dove si evidenziano gli effetti positivi della carne di maiale sui parametri cardio-metabolici e sulla composizione corporea.

Fonte : Carni sostenibili



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Ingredienti per 4 persone:

800 g di lonza di maiale

240 g di fagioli cannellini già cotti (1 barattolo)
300 g di funghi champignon
200 g di pancetta a fettine sottili
½ bicchiere di birra rossa
Una ventina di rametti di prezzemolo
Un cucchiaio di capperi sottaceto
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 rametti di rosmarino
2 rametti di timo
2 di salvia
1 spicchio d’aglio
Sale e pepe q.b.


Procedimento

Lavate e sgrondate il prezzemolo, togliete le foglioline, tritatele insieme ai capperi e allo spicchio d’aglio, poi unite un po’ d’olio fino a formare una salsa densa.

Scolate e sciacquate i fagioli e metteteli a scolare in uno scolapasta
Private i funghi della parte terrosa, lavateli velocemente sotto l’acqua corrente, asciugateli con la carta da cucina e tagliateli a spicchi.
Scaldate quattro cucchiai d’olio in una padella poi unite i funghi, fateli saltare per qualche minuto a fuoco vivace, salate e pepate.
Abbassate la fiamma e continuate la cottura per dieci minuti, unite la salsa di prezzemolo e fate cuocere ancora per cinque minuti.
Tritate gli aghi di rosmarino con la salvia e unite gli aghetti di timo (se non lo trovate fresco potete utilizzare un cucchiaino di quello secco).
Tagliate verticalmente la lonza, salate leggermente, pepate, distribuite uniformemente il trito di odori e farcite con i funghi e i fagioli. Chiudete la carne su sé stessa e adagiatela sopra le fette di pancetta.
Arrotolate in modo da rivestire uniformemente tutta la rolata e legatela con dello spago da cucina.
Accendete il forno a 180°C.
In un tegame scaldate l’olio poi unite la rolata e fatela rosolare dolcemente.
Quando sarà ben rosolata versate la birra e fatela sfumare a fuoco vivo per un minuto.
Mettetela in una pirofila unta d’olio, versate il fondo di cottura e infornate (forno già caldo)
Lasciate cuocere per un’ora e mezza bagnandola ogni tanto con il suo sughetto. Eventualmente aggiungete un po’ di acqua calda se il fondo di cottura dovesse asciugarsi troppo.
A cottura ultimata estraetela dal forno, coprite con un foglio d’alluminio e lasciatela riposare per mezz’ora.
Eliminate delicatamente lo spago per non rovinare la carne, tagliatela a fette e servitela.
Accompagnate con verdure miste stufate.

 

lunedì 15 dicembre 2025

Datteri con Fontina e pancetta

Un antipasto semplice, veloce e soprattutto golosissimo!
datteri sono un frutto  tipico dell’Africa mediterranea e dei paesi dell’Asia occidentale. Sono ricchi di ferro, vitamine e sali minerali. Il loro consumo regolare può contribuire ad abbassare il colesterolo e sono  un vero e proprio antinfiammatorio naturale adatto in caso di raffreddore e irritazioni alle vie respiratorie.
Come tutti i frutti  non contengono colesterolo e presentano una scarsa quantità di grassi. Rappresentano una buona fonte di fibre vegetali e di vitamine del gruppo B, come la vitamina B1, B2, B3 e B5 e contengono inoltre vitamina C. Contribuiscono al buon funzionamento del sistema digestivo, per via della presenza di fibre sia solubili che insolubili e di differenti tipologie di amminoacidi.

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Ingredienti per 4 persone:

24 datteri  Deglet Nour   (sono quelli grandi)

80 g di Fontina
24 fette di pancetta coppata

Procedimento

Accendete il forno a 200°C

Tagliate verticalmente i datteri senza dividere le due parti ed estraete il nocciolo.
Dividete la Fontina in 24 parti
Riempite ogni dattero con un pezzetto di fontina poi arrotolatelo  in una fetta di pancetta, fermatelo con uno stecchino.
Infornate (forno statico e  già a temperatura) per 10 minuti.
Sfornate e servite subito.

mercoledì 26 novembre 2025

Polpette di pollo in umido

La carne di pollo è ricca di proteine nobili indispensabili all’organismo per rinnovare i tessuti, e di aminoacidi ramificati utili nel metabolismo dei muscoli e nell’aiutare allo smaltimento delle tossine che si formano quando si svolge un inteso lavoro fisico. Se eliminiamo la pelle, come in questo caso, risulta relativamente povera di grassi  e con un discreto contenuto di vitamine del gruppo B e di ferro. La ridotta presenza di tessuto connettivo e il diametro ridotto delle sue fibre rendono la carne di pollo facilmente digeribile. 


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Ingredienti per 4 persone:
 
Per le polpette
 
300 g di tritata di pollo
150 g di prosciutto cotto tritato
2 uova
100 g di pane raffermo
½ bicchiere di latte
4 cucchiai di pane grattugiato
3 rametti di prezzemolo
Mezza cipolla bianca
Timo, maggiorana, rosmarino q.b.
Qualche rametto di prezzemolo
Mezzo cucchiaino di paprica dolce
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Per il sugo
 
400 g di passata di pomodoro
1 cipolla
1 carota piccola
1 gambo di sedano
1 spicchio d’aglio intero
1 foglia d’alloro
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
 
Procedimento
 
In una tazza mettete il pane raffermo e versateci sopra il latte.
Tritate insieme il timo, la maggiorana, il rosmarino e il prezzemolo.
Pulite la cipolla e tritatene metà,
Mettete in una ciotola la carne, il prosciutto, le uova, il trito di aromi e di cipolla, la paprica, il Parmigiano, il pane raffermo strizzato molto bene, quattro cucchiai di pangrattato e il sale (tenete presente che il prosciutto è già piuttosto salato).
Amalgamate molto bene tutto e formate con le mani delle polpettine.


In una padella fate scaldate quattro cucchiai di olio, aggiungete le polpette e fatele dorare dolcemente per una decina di minuti.
Nel frattempo tritate la cipolla, la carota e il gambo di sedano (ovviamente puliti e lavati) e metteteli in un tegame con due cucchiai di olio, aggiungete lo spicchio d’aglio intero e fate soffriggere lentamente per qualche minuto.
Eliminate l’aglio, aggiungete la passata, mezzo bicchiere di acqua calda, il sale e l’alloro. Fate cuocere per dieci minuti, aggiungete le polpette e continuate la cottura a fuoco dolce per altri venticinque minuti.
Se il sugo dovesse asciugarsi troppo, aggiungete un pochino di acqua calda.
A cottura ultimata e prima di servire, spolverizzate con il prezzemolo tritato.