La prima
testimonianza storica sull'uso di insaccare nel budello di maiale la sua carne
insieme a spezie e sale è dello storico romano Marco Terenzio Varrone, che
ne attribuisce l'invenzione e l'uso ai Lucani: «Chiamano lucanica una
carne tritata insaccata in un budello, perché i nostri soldati hanno appreso il
modo di prepararla dai Lucani».
Secondo una
tradizione lombarda, spuria e molto recente, la sua invenzione sarebbe invece
opera della regina longobarda Teodolinda, che inventò la salsiccia e che
ne avrebbe poi regalato la ricetta agli abitanti di Monza.[Anche
i Veneti rivendicano la paternità di questo prodotto, affermando che la
salamella sarebbe nata sul loro suolo, e sono tante altre regioni italiane che
ne reclamano i natali. Tuttavia, le fonti antiche che si occupano di questa
ricetta sono concordi nel ritenere che essa sia un'invenzione del popolo dei
Lucani, conquistato da Roma nel III secolo a.C.
(l'antica Lucania corrisponde all'odierna Basilicata, comprese
limitate zone della Campania meridionale).
In particolare,
scrittori come Cicerone, Marziale, oltre al già nominato Marco
Terenzio Varrone, parlano più volte nelle loro opere della
"lucanica", specialità introdotta
nell'antica Roma dalle schiave lucane, e apprezzata per la
facilità di trasporto e di conservazione che conferiva alla carne di maiale,
oltre che per lo squisito sapore. D'altronde, a riprova della genuinità di
questa ricostruzione, si osservi che dal nome "lucanica" è derivato
"luganega", termine che gli stessi lombardi, i trentini e i veneti
tutt'oggi danno a un tipo di salsiccia di piccolo diametro, destinata al
consumo immediato.
LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.
Ingredienti
per 4 persone:
400
g di cavatelli
400
g di salsiccia a nastro
300
gr di pomodori pelati a pezzetti
200
g di spinaci
100
g di Parmigiano Reggiano grattugiato o di Pecorino
1
bicchierino di vino rosso
1
carota piccola
1
cipolla piccola
1 gambo
di sedano
1
spicchio d’aglio
3
cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Sale
q.b.
Procedimento
Eliminate
la pelle dalla salsiccia e schiacciate leggermente la polpa ottenuta.
Pulite
gli spinaci ,lavateli e fateli cuocere in una pentola per 5 minuti in due cm di
acqua.
Scolateli,
strizzateli e tagliateli grossolanamente.
Pulite
gli ortaggi e tagliateli a dadini molto piccoli.
Scaldate
l’olio in un tegame e rosolatevi gli ortaggi e lo spicchio d’aglio intero,
leggermente schiacciato.
Unite
la polpa della salsiccia al soffritto e rosolatela per cinque minuti a fiamma
media.
Sfumate
con il vino rosso, e lasciate evaporare
completamente.
Eliminate
lo spicchio d’aglio e aggiungete i pomodori, salate ma con parsimonia perché la
salsiccia è già piuttosto salata.
Fate
prendere il bollore, abbassate la fiamma e mettete il coperchio.
Continuate
la cottura per trenta minuti circa, poi unite gli spinaci.
Nel
frattempo, verso metà cottura del sugo, lessate la pasta in acqua bollente
salata, (per i tempi di cottura seguite quelli indicati sulla confezione),
scolatela al dente e trasferitela nel tegame con il sugo. Unite metà del
formaggio, date una mescolata e portate a tavola con il rimanente formaggio
servito a parte in una formaggiera.