lunedì 23 febbraio 2026

Pasticcio di maccheroni

Con la parola maccheroni, nell'uso internazionale si indica genericamente la pasta alimentare ottenuta mescolando semola di grano duro e acqua, ed è sinonimo di "pastasciutta", il tipico piatto italiano.
Nell'uso italiano, il termine non è generico, ma indica determinati formati di pasta, diversi però a seconda delle regioni italiane: può quindi riferirsi a pasta corta o lunga, di semola di grano duro o all'uovo.
Spesso indica la pasta lunga a sezione rotonda e spesso bucata, di diametro più grande di quello dei bucatini e più piccolo di quello delle ziti.
Tale confusione o sovrapposizione lessicale va sostanzialmente attribuita alla più antica origine e al più vasto e generico significato del vocabolo maccheroni rispetto a quello più ristretto che ha assunto progressivamente negli ultimi due secoli con l'avvento di una terminologia specifica per ogni tipo di pasta e la nascita di nomi come spaghetti o tagliatelle. Ad esempio nella celebre scena del film "Un americano a Roma" in cui Alberto Sordi mangia un piatto di pasta si riferisce a esso con il termine "maccheroni" pur trattandosi evidentemente di spaghetti.
In ogni caso il termine generico maccheroni è usato molto più spesso all'estero e inteso quasi come un sinonimo di pastasciutta se non addirittura di pasta. In Italia invece prevalgono le denominazioni legate alle diverse tipologie di pasta. Per fare alcuni esempi, quando i maccheroni si presentano con delle scanalature sulla superficie esterna vengono chiamati rigatoni (scanalature longitudinali) o tortiglioni (scanalature a spirale), se invece la forma è arcuata anziché diritta si utilizzano i termini sedani o sedanini (in base alle dimensioni) o anche lumaconi se i pezzi sono piuttosto larghi e con curvatura particolarmente accentuata.
Secondo la leggenda i maccheroni sarebbero stati portati in Italia da Marco Polo, di ritorno a Venezia dal lontano Catai (cioè dalla Cina), nel 1292. Nonostante la leggenda, pare che i maccheroni, come la pasta in generale, fossero già presenti e in uso in Italia già da tempo prima della stessa nascita di Polo, ampiamente documentati fin dall'Alto Medioevo e a loro volta evolutisi dal làganum di epoca romana. Significativa (tra varie altre) è la testimonianza dello scrittore arabo Idrisi che, nel suo Libro di Ruggero II, ne attesta la presenza in Sicilia e in particolare a Trabia, dove venivano prodotti in grandi quantità per poi essere commercializzati in tutto il Mediterraneo, quasi due secoli prima del ritorno di Polo dall'Estremo Oriente.
 
Fonte: Wikipedia
 


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Ingredienti per 4 persone:
 
320 g di maccheroni
150 g di fegatini di pollo
170 g di carne di manzo macinata
400 g di passata di pomodoro
60 g di burro
75 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
75 g di pangrattato
½ cipolla
1 mazzetto di erbe aromatiche (timo, salvia, alloro)
1 dl di vino bianco
20 g di farina
Olio d’oliva extravergine q.b.
Sale e pepe q.b.
 
Procedimento
 
Lavate i fegatini e tritateli fini.
Pelate la mezza cipolla e tritatela.
In una casseruola sciogliete 40 grammi di burro e appassitevi la cipolla tritata e le erbe aromatiche. Unite la carne di manzo e rosolatela per qualche minuto, poi aggiungete i fegatini e continuate a rosolare per un minuto.
Bagnate con il vino e fatelo evaporare a fuoco vivo.
Aggiungete la passata di pomodoro, mezzo bicchiere di acqua, salate e pepate.
Coprite e cuocete il ragù a fuoco basso per trenta minuti, se dovesse addensarsi troppo, aggiungete un poco di acqua calda.
A dieci minuti dalla fine della cottura lessate i maccheroni in acqua bollente e salata e scolateli al dente.
Ungete una pirofila con il burro rimasto, cospargete il fondo con la farina e fate uno strato di maccheroni; condite con la metà del ragù del Parmigiano e del pangrattato.
Formate un secondo strato di pasta, condite con il ragù rimanente e terminate con il Parmigiano mischiato al pangrattato.
Cuocete in forno già caldo a 180° per venti minuti.
Servite subito.
 

domenica 15 febbraio 2026

Pasticcio di pollo e purè

La carne di pollo è ricca di proteine nobili indispensabili all’organismo per rinnovare i tessuti e di aminoacidi ramificati, utili nel metabolismo dei muscoli e nell’aiutare allo smaltimento delle tossine che si formano quando si svolge un inteso lavoro fisico. Se eliminiamo la pelle, come in questo caso, risulta essere relativamente povera di grassi  e con un discreto contenuto di vitamine del gruppo B e di ferro.  La ridotta presenza di tessuto connettivo e il diametro ridotto delle sue fibre rendono la carne di pollo facilmente digeribile. 
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
500 g di tritata di pollo
200 g di cubetti di pancetta
2 cipolle
3 cucchiai di Groviera grattugiato
20 g di burro
2 cucchiai di pangrattato
1 cucchiaino di timo e maggiorana disidratati
1 spicchio d’aglio
Sale q.b.
 
Per il purè:
 
1 kg di patate bianche
300 ml di latte
30 g di burro
1 pizzico di noce moscata
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Lavate le patate e mettetele, senza pelarle, in una casseruola con l’acqua fredda, leggermente salata, e fatele cuocere per trentacinque minuti  dal bollore.
A cottura ultimata, pelatele, mettetele nello schiacciapatate e fatele cadere in una pentola.
Accendete il gas e unite il latte tiepido, il burro, la noce moscata e il sale.
Rimestate continuamente fino a che tutti gli ingredienti non saranno ben amalgamati.
Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete tutto il Parmigiano e inglobatelo.
Tenete il purè da parte.
Intanto che le patate cuociono, preparate il pasticcio.
Pelate le cipolle e tritatele.
In un’ampia padella antiaderente, fate fondere il burro a fuoco basso, aggiungete le cipolle tritate e lo spicchio d’aglio leggermente schiacciato.
Fate dorare per qualche minuto a fuoco dolce poi eliminate l’aglio e unite il trito di pollo.
Lasciatelo rosolare a fuoco vivo per dieci minuti mescolando spesso, unite il timo e la maggiorana, aggiungete i cubetti di pancetta, salate leggermente (tenete conto che la pancetta è già piuttosto salata) e continuate la cottura per cinque minuti.
Preriscaldate il forno a 180°.
Imburrate leggermente una pirofila e versateci la preparazione di carne.
Ricoprite con il purè.
Mischiate il groviera con il pangrattato e spolverizzate il purè.
Infornate (forno già a temperatura e statico), e lasciate cuocere per trenta minuti.
Se dovesse colorirsi troppo, per evitare che bruci, copritelo con un foglio d’alluminio.
Sfornate, fate riposare qualche minuto e servite.

giovedì 12 febbraio 2026

Crocchette di patate al formaggio

La patata è l’alimento più consumato al mondo. È un tubero ricco di proprietà e con poche calorie.
Contiene una notevole quantità di amido, una discreta di fosforo e di potassio e vitamina C e invece  povera di sodio.
Le sue origini si fanno risalire intorno al 3000 a.C. presso la popolazione Incas da cui era chiamata “papa”. In Europa giunsero solo nel sedicesimo secolo portate dal conquistatore spagnolo Francisco Pizzaro.
Anche se le qualità nutritive sono pressoché analoghe, le patate si distinguono per il colore, della buccia come della polpa.
La grande divisione riguarda le patate farinose e bianche che si spappolano facilmente durante la cottura, indicate per la preparazione di purè, crocchette e gnocchi, e quelle gialle dalla polpa compatta, ottime in tutti gli altri impieghi, dalla cottura al forno e in padella alla frittura. Particolarmente adatte a queste ultime preparazioni sono poi quelle a buccia rossa, dalla polpa gialla e soda e ottime quando sono sottoposte a temperature elevate.
Casi particolari sono costituiti dalle patate viola, magnifiche fritte ma indicate anche per preparare contorni decorativi.
 
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
800 g di patate a pasta bianca
3 uova
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
200 g di farina di mais per impanature o di pangrattato
1 cucchiaio di latte
1 pizzico di noce moscata
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Lavate le patate e fatele lessare in abbondante acqua salata, inizialmente fredda, per 40 minuti.
Schiacciatele con lo schiacciapatate lasciando cadere la polpa in un’ampia ciotola.
Unite due uova, leggermente sbattute, 60 g di Parmigiano, la noce moscata, salate e amalgamate bene il tutto.
Prelevate il composto a cucchiaiate e formatevi delle crocchette di forma cilindrica.
In un piatto sbattete l’uovo rimasto con un cucchiaio di latte.
In un altro piatto versate la farina di mais, il restante Parmigiano e mescolate.
Passate le crocchette nell’uovo quindi nel pangrattato e mettetele in un piatto. Al termine della prima impanatura, se volete, potete farne un’altra.
In una padella, dai bordi alti, scaldate abbondante olio; quando sarà ben caldo tuffateti le crocchette, poche alla volta per non abbassare troppo la temperatura dell’olio.
Quando la superficie della panatura sarà ben dorata, scolate le crocchette e adagiatele su della carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso e, se è il caso, regolate di sale.

martedì 10 febbraio 2026

Tirà piemontese

La Tirà è un dolce tipico piemontese consumato prevalentemente nelle feste, Carnevale incluso. È una brioche morbidissima, a forma di ciambella, arricchita con uvetta e mele candite.

Deve il suo nome al fatto che veniva consumato nelle giornate di Leva, giorni in cui venivano “tirati” i numeri, ovvero quando le nuove reclute venivano sorteggiate per andare a prestare servizio, “Al Tiràj” o “I tiràgi”. Ogni anno, fino al 1926 con la legge sull’ordinamento militare durante il Regno d’Italia, il contingente dei giovani coscritti al compimento dei 21 anni di età veniva selezionato e ripartito in base al sorteggio di un numero che stabiliva la categoria e la durata del servizio militare; una festa che, nel Monferrato, occupava l’intera comunità per diversi giorni, intrattenuta da musica e balli e, ovviamente, anche dai dolci. La Tirà veniva consumata spesso con il miglior vino a disposizione delle famiglie contadine, la riserva tradizionalmente prodotta nell’anno di nascita della recluta, messa da parte ed imbottigliata per essere bevuta in quel giorno tanto particolare.

Una torta che ci narra di un tempo diverso, ma che ancora oggi, sebbene diversa da una volta, viene apprezzata e ricordata dalla comunità che ne ha dato i natali.

Fonte: Piemonte Top News


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Ingredienti:

500 gr di farina 0

3 tuorli d’uovo
150 gr di latte
70 gr di zucchero
1 pizzico di sale fino
15 gr lievito di birra fresco
150 gr di burro a temperatura ambiente
25 gr di uvetta
250 gr di mele spadellate
20 gr di zucchero

Procedimento

Sciogliete il lievito di birra nel latte.

Mettete a bagno l’uvetta.
In una ciotola mettete la farina e lo zucchero, aggiungete poco alla volta il latte con il lievito e iniziate ad impastare.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo aggiungete i tuorli uno alla volta, continuando ad impastare per circa 15/20 minuti.
Aggiungete il sale e lavorate fino a rendere l’impasto morbido e liscio.
Unite il burro a pomata, poco alla volta, sempre impastando per inglobarlo uniformemente.
Scolate e strizzate l’uvetta e infarinatela leggermente, incorporatela all’impasto e distribuitela uniformemente.
Mettete l’impasto in una ciotola unta, coprite con la pellicola, e dopo 40 minuti ripiegate l’impasto su sé stesso sempre all’interno della ciotola.
Coprite e lasciate lievitare ancora un’ora.
Nel frattempo tagliate a cubetti le mele e spadellatele per qualche minuto con i 20 gr di zucchero.
Trascorsa l’ora, riprendete l’impasto, mettetelo sulla spianatoia infarinata e allargatelo leggermente con le mani, in modo da ottenere un rettangolo.
Distribuite sopra, al centra, le mele spadellate e arrotolate l’impasto sulle mele, dal lato lungo.
Inserite il rotolo in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato, coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
A lievitazione ultimata, cuocete in forno statico e già  caldo alla temperatura di 180°C per 45 minuti.
Una volta sfornata e raffreddata, la potete cospargere con un po’ di zucchero a velo.

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 2 febbraio 2026

Zuppa imperiale bolognese

La zuppa imperiale è una minestra tipica di Bologna preparata con un impasto di semolino, uova, burro e formaggio, cotto nel forno e poi spezzettato e bollito nel brodo.
Una sua variante con il latte, è citata da Pellegrino Artusi nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene del 1891”, con il nome di “zuppa di semolino composta” e, oggi, la ricetta ufficiale è stata depositata presso la Camera di Commercio di Bologna.
Le origini della ricetta sembra siano effettivamente “imperiali”, si tratterebbe infatti di una ricetta importata in Emilia da Maria Luigia d’Asburgo Lorena, moglie di Napoleone I e signora del ducato di Parma che portò dall’Austria la ricetta della frittatensouppe, una zuppa di brodo vegetale in cui vengono cotte delle striscioline di frittata; quella ricetta poi a Parma fu elaborata aggiungendo il Parmigiano. Tuttavia non tutti concordano con questa idea sulle origini della zuppa imperiale, altri pensano che sia semplicemente un’elaborazione della minestra nel sacchetto e delle altre forme di minestre simili.

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Ingredienti per 4 persone

4 uova

120 g di semolino
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
100 g di burro
1 lt di brodo di carne
1 pizzico di noce moscata
Sale q.b.

Procedimento

Mettete le uova in una ciotola e sbattetele con i rebbi di una forchetta, unite il semolino, la noce moscata, il Parmigiano e il sale.

Amalgamate bene tutto, dovete ottenere un impasto piuttosto sodo, poi unite il burro fuso e mescolate.
Accendete il forno statico a 180°C.
Versate il composto ottenuto in una teglia rettangolare imburrata.
Livellate bene il composto e infornate (forno caldo e già a temperatura) per 25 minuti fino a quando i bordi e la superficie saranno leggermente dorati.
Sfornate e lasciate raffreddare, poi tagliate a cubetti di circa 1 cm per lato.
Tenete presente che i cubetti assorbiranno il brodo e diventeranno più grandi.
Tuffate i cubetti nel brodo bollente e fate cuocere per non più di due minuti.
Servite subito accompagnando con del Parmigiano Reggiano grattugiato.

 

 

 

 

domenica 25 gennaio 2026

Involtini di verza con mozzarella

Fin dai tempi più remoti, erano note le proprietà curative dei vari tipi di cavolo che erano utilizzati, sopratutto, nella cura di ulcere, ferite e affezioni respiratorie. I recenti studi hanno confermato le proprietà terapeutiche di questi ortaggi, non solo, ma ne hanno scoperte delle altre, come la funzione protettiva a livello arterioso e di prevenzione in alcune forme tumorali. I cavoli sono ricchi di sali minerali quali ferro, potassio, calcio, fosforo e di vitamina A, B2, C. di carotenoidi, di acido folico e di folati, indispensabili per prevenire la spina bifida in gravidanza.

Fonte: Coltiviamo la salute di Ciro Vestita ed. Giunti


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Ingredienti per 4 persone:
 
1 verza non troppo grande
125 g di mozzarella
100 gr di pane raffermo
½ bicchiere di latte
2 cucchiai di prezzemolo tritato
250 g di passata di pomodoro
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale e pepe q.b.
 
Procedimento
 
Eliminate le foglie esterne della verza (utilizzatele per fare un buon minestrone), lavate quelle più bianche e tenere e scottatele per tre minuti in acqua bollente salata.
Scolatele e mettetele su di un telo pulito ad asciugare.
Spezzettate il pane e fatelo ammorbidire in una ciotola con il latte caldo per cinque minuti.
Riducete la mozzarella a pezzetti molto piccoli e mettetela in una ciotola.
Lavate sgrondate il prezzemolo e tritatelo.
Tagliate grossolanamente cinque foglie di verza sbollentata
Strizzate bene  il pane, mescolatelo con la mozzarella, le foglie tritate di verza e il prezzemolo tritato, salate e pepate.
Suddividete il composto ottenuto sulle foglie di verza, arrotolatele su se stesse e chiudetele con uno stecchino o con dello spago da cucina.
In un’ampia padella, dai bordi alti, scaldate due cucchiai d’olio: quando sarà caldo adagiatevi gli involtini e cuoceteli a fuoco vivo per cinque minuti.
Unite la passata di pomodoro, coprite, abbassate la fiamma e cuocete ancora per venticinque minuti.
Trasferite gli involtini su di un piatto da portata, cospargeteli con il fondo di cottura e servite subito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 20 gennaio 2026

Polpette di tacchino

In questi ultimi anni la cultura alimentare è cambiata adattandosi alle nuove esigenze di gusto, allo stile di vita, alle capacità di spesa, alle conoscenze nutrizionali.
I consumatori sono più attenti a ciò che portano in tavola e si sono riscoperti cibi che, nel corso degli anni, erano stati un po’ dimenticati. Tra questi il tacchino che, nonostante fosse presente in Spagna fin dal 1519, importato dall’America da Cristoforo Colombo e diffuso in tutta Europa dai Gesuiti, fino a poco tempo fa era considerato un patrimonio della cultura anglosassone, un alimento quasi esclusivamente natalizio.
Oggi sappiamo che le carni di questo grosso volatile, che può raggiungere e superare il peso di quindici chili, sono ricche di proteine nobili, con una percentuale molto bassa di grassi, adatte ad una dieta ricca e leggera allo stesso tempo. 
“La carne di tacchino ha un eccellente contenuto proteico e, considerato il fatto che possiamo consumarlo senza la pelle, è da considerarsi tra le più magre. Poi, se consideriamo la qualità dei suoi grassi, scopriamo che il contenuto d'acido linoleico (che è un acido grasso essenziale molto importante) nel tacchino è quasi 10 volte superiore a quello d'altri tipi di carne. Non solo, ma il contenuto di colesterolo è tra i più bassi: si tratta di 8 -8,25 mg per cento grammi di parte edibile contro un valore che varia da 70 a 125 mg nella carne di manzo e da 70 a 105 mg in quella di maiale.
Ricapitolando i vantaggi del tacchino consistono in un elevato contenuto proteico e discreto contenuto di ferro e zinco, contenuto in grassi ridotti (nel petto di tacchino, secondo i nutrizionisti, sono solo l’1,56 per cento) e ottimo rapporto tra grassi polinsaturi e insaturi.”
 ( Professor Aldo Mariani – Istituto della Nutrizione di Roma)


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Ingredienti per 4 persone:
 
500 g di carne di tacchino tritata
1 cipolla bianca piccola
2 uova
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
8 cucchiai di pangrattato
100 g di pane raffermo
½ bicchiere di latte
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Qualche rametto di erba cipollina
Sale e pepe q.b.
 
Procedimento

Mondate la cipolla e tritatela finemente.
In una scodella ponete il pane e versate sopra il latte perché si ammorbidisca.
Lavate, asciugate l’erba cipollina e tagliuzzatela.
Mettete in una terrina la carne tritata, la cipolla, un pochino di erba cipollina,  il formaggio, quattro cucchiai di pangrattato, le uova, il pane ben strizzato e sminuzzato.
Salate e pepate.
Amalgamate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Formate le polpettine prelevando un po’ d’impasto e rotolandolo tra le mani.
Mettete a scaldare l’olio in una padella dai bordi alti e quando sarà caldo ma non fumante, adagiatevi le polpette e fatele cuocere e dorare da tutti i lati.
A cottura ultimata depositate le polpette su di un foglio di carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso.
Mettetele su di un piatto da  portata preriscaldato e distribuite sopra l’erba cipollina rimasta.
Servite subito.

venerdì 16 gennaio 2026

Penne con lo speck

Lo Speck dell'Alto Adige IGP (indicazione geografica protetta) è un salume leggermente affumicato, stagionato all’aria pura e preparato con carne di maiale lavorata, secondo la regola tradizionale, esclusivamente nella regione altoatesina. Ha un moderato apporto calorico e contiene un’alta percentuale di proteine che lo rendono un alimento ideale e un’ottima alternativa a carne fresca, uova e formaggi.


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Ingredienti per 4 persone.
 
320 g di penne rigate
100 g di speck Alto Adige IGP a fettine sottili
60 g di Parmigiano Reggiano Grattugiato
1 scalogno
30 g di burro
1 limone non trattato
Qualche foglia di salvia
3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Tagliate lo speck a striscioline.
Mondate lo scalogno e tritatelo.
Con un riga limoni ricavate delle striscioline dalla buccia del limone  senza prelevare l’albedo (la parte bianca).
In un’ampia padella scaldate l’olio e mettete a rosolare lo scalogno (devi solo imbiondirsi e non bruciare) e la salvia tagliata a pezzetti.
Unite  quasi tutto lo speck e rosolatelo per tre minuti, il rimanente servirà da guarnizione.
Aggiungete il burro e lasciatelo fondere. Spegnete il gas.
Portate a ebollizione abbondante acqua salata, quando bolle gettate la pasta.
Lasciate cuocere per il tempo previsto sulla confezione.
Nel frattempo, scaldate un padellino antiaderente  e, senza aggiungere grassi, rosolate leggermente le striscioline di speck rimaste.
Scolate la pasta al dente , trasferite nella padella con il condimento, sotto alla quale avrete riacceso il fuoco.
Mescolate e lasciate insaporire per un minuto.
Spolverizzate con il Parmigiano Reggiano, distribuite nei piatti e guarnite con le listarelle di speck rimaste e la buccia di limone tritata.
Servite subito.