giovedì 14 settembre 2017

Peperoni conservati in agrodolce

All’inizio del Novecento, Domenico Ferrero faceva il commerciante a Torino, scoprì che nel Borgo Salsasio di Carmagnola si producevano degli ottimi peperoni e spinse i contadini a produrne su ampia scala sostituendo la coltura della canapa fino ad allora dominante.
Nacquero così diverse varietà locali ed una produzione di elevata qualità, che diede luogo ad un fiorente commercio.
Allora la maggior parte delle persone in questi luoghi faceva il contadino e quest’ortaggio che cresceva facilmente e dava ottimi risultati fu come la manna dal cielo, diventò molto importante e fonte di guadagno per le famiglie di allora.
L’interesse crebbe sempre più e si fecero manifestazioni, fiere; nacquero aneddoti e ricette fino ad arrivare ai nostri giorni alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola.
Col tempo si perfezionò la coltivazione e attualmente ne sono state selezionate cinque diverse qualità: il Quadrato con la forma cubica  , il Quadrato Allungato, il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro).



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Ingredienti
3 kg di peperoni Tomaticòt o trottola
1 kg di zucchero
1 litro di aceto di vino bianco o di mele
2 bicchieri d’olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio colmo di sale
Foglie d’alloro
Qualche bacca di ginepro.


Procedimento
Lavate accuratamente  con l’acqua calda i vasetti e i relativi coperchi (cambiateli ogni volta che riutilizzate i vasetti) e asciugateli perfettamente.
Lavate i peperoni, tagliateli in quarti e  asportarte il torsolo ed i semi.
Ponete sul fuoco una pentola d’acciaio (non utilizzate l’alluminio), versateci l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale , tre foglie d’alloro e qualche bacca di ginepro schiacciata.
Portate a bollore poi tuffateci (pochi alla volta) i peperoni e fateli cuocere per 3 o quattro minuti al massimo.


Scolateli, lascai teli raffreddare, 


sistemateli nei vasi, aggiungete le foglie d’alloro e ricopriteli con il liquido di cottura da cui avrete eliminato le bacche di ginepro


Chiudete ermeticamente e conservate in luogo fresco e asciutto.

Ricordatevi di non consumare mai il prodotto qualora il tappo risultasse gonfio o il prodotto risultasse fermentato, vorrebbe dire che non è stato  ben confezionato o conservato.




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