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martedì 10 febbraio 2026

Tirà piemontese

La Tirà è un dolce tipico piemontese consumato prevalentemente nelle feste, Carnevale incluso. È una brioche morbidissima, a forma di ciambella, arricchita con uvetta e mele candite.

Deve il suo nome al fatto che veniva consumato nelle giornate di Leva, giorni in cui venivano “tirati” i numeri, ovvero quando le nuove reclute venivano sorteggiate per andare a prestare servizio, “Al Tiràj” o “I tiràgi”. Ogni anno, fino al 1926 con la legge sull’ordinamento militare durante il Regno d’Italia, il contingente dei giovani coscritti al compimento dei 21 anni di età veniva selezionato e ripartito in base al sorteggio di un numero che stabiliva la categoria e la durata del servizio militare; una festa che, nel Monferrato, occupava l’intera comunità per diversi giorni, intrattenuta da musica e balli e, ovviamente, anche dai dolci. La Tirà veniva consumata spesso con il miglior vino a disposizione delle famiglie contadine, la riserva tradizionalmente prodotta nell’anno di nascita della recluta, messa da parte ed imbottigliata per essere bevuta in quel giorno tanto particolare.

Una torta che ci narra di un tempo diverso, ma che ancora oggi, sebbene diversa da una volta, viene apprezzata e ricordata dalla comunità che ne ha dato i natali.

Fonte: Piemonte Top News


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

Ingredienti:

500 gr di farina 0

3 tuorli d’uovo
150 gr di latte
70 gr di zucchero
1 pizzico di sale fino
15 gr lievito di birra fresco
150 gr di burro a temperatura ambiente
25 gr di uvetta
250 gr di mele spadellate
20 gr di zucchero

Procedimento

Sciogliete il lievito di birra nel latte.

Mettete a bagno l’uvetta.
In una ciotola mettete la farina e lo zucchero, aggiungete poco alla volta il latte con il lievito e iniziate ad impastare.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo aggiungete i tuorli uno alla volta, continuando ad impastare per circa 15/20 minuti.
Aggiungete il sale e lavorate fino a rendere l’impasto morbido e liscio.
Unite il burro a pomata, poco alla volta, sempre impastando per inglobarlo uniformemente.
Scolate e strizzate l’uvetta e infarinatela leggermente, incorporatela all’impasto e distribuitela uniformemente.
Mettete l’impasto in una ciotola unta, coprite con la pellicola, e dopo 40 minuti ripiegate l’impasto su sé stesso sempre all’interno della ciotola.
Coprite e lasciate lievitare ancora un’ora.
Nel frattempo tagliate a cubetti le mele e spadellatele per qualche minuto con i 20 gr di zucchero.
Trascorsa l’ora, riprendete l’impasto, mettetelo sulla spianatoia infarinata e allargatelo leggermente con le mani, in modo da ottenere un rettangolo.
Distribuite sopra, al centra, le mele spadellate e arrotolate l’impasto sulle mele, dal lato lungo.
Inserite il rotolo in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato, coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
A lievitazione ultimata, cuocete in forno statico e già  caldo alla temperatura di 180°C per 45 minuti.
Una volta sfornata e raffreddata, la potete cospargere con un po’ di zucchero a velo.

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 29 dicembre 2025

Capesante gratinate

Le capesante o conchiglie di San Giacomo devono il loro nome al fatto che le conchiglie erano utilizzate per aspergere di acqua santa il capo dei bimbi al fonte battesimale.
Sono molluschi bivalvi, composti da una parte bianca e elastica detta “noce”, e da una parte arancione a forma di mezzaluna, il cosiddetto “corallo”.
Solitamente sono vendute già aperte e pulite insieme alla valva concava e richiedono tempi di cottura molto brevi.
Questi molluschi sono ricchissimi di Omega 3 e sono facilmente digeribili.
Sono ideali per preparare antipasti veloci, gustosi e coreografici.

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Ingredienti per 4 persone:

8 capesante

Mezzo sedano rapa non troppo grande
250 ml di latte
40 g di farina
40 g di burro 
1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano grattugiato
Pangrattato q.b.
Qualche rametto di prezzemolo
1 pizzico di noce moscata
Sale e pepe q.b.

Procedimento

Portate a bollore un litro di acqua  con 50 ml di latte e 20 grammi di farina.

Sbucciate il mezzo sedano rapa e tagliatelo a pezzi.
Tuffatelo nell’acqua bollente e fatelo cuocere finché sarà morbido.
Sgocciolatelo e frullatelo con un frullatore a immersione.
Lavate, sgrondate il prezzemolo e tritatelo.
Sciogliete 20 grammi di burro in una casseruola con una grattata di noce moscata e un pizzico di pepe: unite 20 grammi di farina, tostatela per qualche istante, poi aggiungete a filo il latte mescolando con una frusta a mano.
Fate addensare la besciamella a fiamma bassa, incorporate il purè di sedano e salate.
Prelevate le capesante dalle conchiglie, sciacquatele per eliminare la sabbia residua e tamponatele con carta da cucina.
Lavate bene le conchiglie, asciugatele e disponetele in una teglia o sulla leccarda coperta con della carta da forno.
Distribuite un cucchiaio di besciamella in ogni guscio e adagiate i molluschi sulla salsa.
Unite il prezzemolo e il Parmigiano al pangrattato, distribuite sulle capesante insieme a un fiocchetto di burro, coprite tutto con carta da forno.
Infornate a forno già caldo a 180°  per  cinque minuti poi togliete la carta e lasciate gratinare ancora per cinque minuti o fino a quando  non saranno ben dorate in superficie.

sabato 20 dicembre 2025

Mezzelune di radicchio con crema di gorgonzola

Il radicchio è una verdura ricca di vitamine e sali minerali, come il ferro, il potassio, il calcio, il selenio e il cromo. Ha proprietà depurative, poche calorie ma molte fibre. Il radicchio rosso, deve il suo splendido colore alla presenza di antocianine, sostanze dalle proprietà antibiotiche e antiossidanti,per questo motivo il radicchio rosso è un valido alleato contro le patologie cardiache.

Fonte: Coltiviamo la salute di Ciro Vestita- ed. Giunti


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Ingredienti per 4 persone:
 
Per la sfoglia
300 gr di semola rimacinata
3 uova
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Per il ripieno
1 cespo di radicchio rosso
1 scalogno
100 g di speck a fiammiferi
200 g di crescenza
2 cucchiai di pangrattato
50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Una grattugiata di noce moscata
Sale e pepe q.b.
 
Per condire
200 gr di gorgonzola dolce
60 gr di Parmigiano Reggiano
100 ml di latte
 
 
Procedimento
 
Versate la farina in una ciotola o sulla spianatoia facendo la classica fontana e inserite al centro le uova leggermente sbattute e il sale.
Partendo dal centro inglobate lentamente tutta la farina, poi impastate fino a ottenere un composto morbido ed elastico, copritelo con la pellicola da cucina e mettetelo a riposare per un’ora. 
Nel frattempo, preparate il ripieno.
Tagliate il radicchio a listarelle e lavatelo.
In una casseruola scaldate due cucchiai d’olio e fate appassire lo scalogno tagliato a fettine, quando sarà diventato trasparente, unite lo speck, fate rosolare per un paio di minuti poi aggiungete il radicchio tagliato a listarelle.
Salate e pepate e lasciate cuocere per dieci minuti, poi trasferite il tutto in un mixer e tritate non troppo finemente.
Versate il composto in una ciotola e unite la crescenza, il pangrattato, il Parmigiano e una grattata di noce moscata.
Mescolate con un cucchiaio per amalgamare.
Riprendete la pasta e tirate una sfoglia sottile, poi con un coppa pasta rotondo di circa 6/7 cm di diametro ricavate tanti dischetti (se non possedete un coppa pasta potete utilizzare un bicchiere o il coperchio di un vasetto).
Mettete al centro di ognuno un cucchiaino d’impasto, poi ripiegate su se stessi i dischetti a formare una mezzaluna, comprimete bene i bordi con le dita, in modo che non fuoriesca il ripieno.
Lasciate riposare le mezzelune per una mezz’ora.
Nel frattempo, in un pentolino mettete il gorgonzola e il latte e fate sciogliere dolcemente, ci vorranno un paio di minuti. A fuoco spento unite il Parmigiano Reggiano e amalgamate bene.
Portate a bollore abbondante acqua salata e, quando bolle, tuffateci le mezzelune.
Cuoceranno in 5/6 minuti.
Scolate le mezzelune, disponetele nei piatti individuali, o in uno unico da portata se preferite, versate sopra la crema di gorgonzola e servite subito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 20 novembre 2025

Cannelloni ripieni di radicchio e besciamella all'Asiago

Il radicchio è una verdura ricca di vitamine e sali minerali, come il ferro, il potassio, il calcio, il selenio e il cromo. Ha proprietà depurative, poche calorie ma molte fibre. Il radicchio rosso deve il suo splendido colore alla presenza di antocianine, sostanze dalle proprietà antibiotiche e antiossidanti: Il radicchio rosso è un valido alleato contro le patologie cardiache.
(fonte: Coltiviamo la salute di Ciro Vestita- ed. Giunti)
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
12 cannelloni di pasta all’uovo
500 g di besciamella
2 cespi di radicchio rosso di Treviso Igp
100 g di Asiago stagionato
1 scalogno
2 cucchiai d'olio extravergine d’oliva 
Sale pepe e noce moscata q.b.
 
Per la besciamella:
½ lt di latte freddo
40 gr di farina
30 gr di burro
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
Noce moscata q.b.
1 cucchiaino di sale
 
Procedimento
 
Tagliate a listarelle il radicchio, lavatelo e sgrondatelo.
Tritate lo scalogno.
Grattugiate l’Asiago.
In una casseruola scaldate due cucchiai d’olio, unite lo scalogno e fatelo appassire.
Quando sarà diventato trasparente unite il radicchio e fatelo appassire a fuoco dolce per qualche minuto.
Salate, pepate e continuate la cottura fino a quando sarà diventato tenero.
Nel frattempo, preparate la besciamella.
In un pentolino fate sciogliere a fuoco bassissimo il burro, quando sarà sciolto completamente aggiungete la farina a pioggia, senza mai smettere di mescolare con una frusta per evitare la formazione di grumi, continuate fino a che non otterrete un composto liscio ed omogeneo.
Aggiungete lentamente a filo il latte, continuando a mescolare con una frusta. Quando avrete aggiunto tutto il latte, unite la noce moscata e il sale secondo i vostri gusti.
Continuate la cottura fino a quando inizierà il primo bollore. Spegnete il fuoco.
Unite al radicchio l’Asiago grattugiato e parte della besciamella (circa 400 g).
Cuocete ancora per un paio minuti in modo da far amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Scottate i cannelloni in acqua bollente e salata per due minuti. Scolateli con un mestolo forato e fateli asciugare su di uno strofinaccio pulito. Aiutandovi con un sac-à­-poche, farciteli con il composto di radicchio e formaggio.
Accendete il forno in modalità statica e portatelo a 180C.
Imburrate una pirofila da forno, distribuite un pochino della besciamella rimasta e disponetevi sopra i cannelloni in un unico strato. Copriteli con la besciamella rimasta e una bella spolverata di Parmigiano Reggiano Grattugiato e fate cuocere e gratinare in forno (già a temperatura) per 20/25 minuti.
Sfornate e serviteli caldi.
 
 
 
 
 

mercoledì 29 ottobre 2025

Gnocchi con salsa di gorgonzola e noci

Non si conosce con esattezza il periodo della nascita di questo formaggio: tracce storiche se ne hanno a partire del XV secolo, nella cittadina di Gorgonzola, nei pressi di Milano, da cui prende anche il nome. Nell'Ottocento la sua produzione crebbe sensibilmente e fu esportato, oltre che in altri territori italiani, anche in Inghilterra. Nel 1996, questo delizioso formaggio è stato riconosciuto dalla Comunità Europea e registrato nella lista dei prodotti DOP con Reg. Cee n° 1107/96. La forma, del peso di 12 kg circa, riporta su entrambe le facce il marchio di origine ed è avvolta in fogli di alluminio riportanti il contrassegno caratteristico della denominazione protetta "gorgonzola”.
É un formaggio erborinato prodotto dal latte intero di vacca Di Origine Protetta (DOP) ) della provincia di Milano e le sue zone di produzioni storiche sono le province di Milano, Como, Pavia e Novara.  Quest'ultima è diventata nell'ultimo secolo la principale produttrice.
Fonte: Wikipedia 
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
Per gli gnocchi:
1 kg di patate
250 gr di farina
1 uovo
Sale q.b.
 
Per condire:
200 gr di gorgonzola dolce
30 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
30 gr di burro
150 ml di latte
15 noci
Qualche foglia di salvia
 
Procedimento
 
Fate lessare le patate in abbondante acqua, sbucciatele e passatele ancora calde, nello schiacciapatate.


Aggiungete la farina, l’uovo e il sale. Impastate con cura, formate un rotolo, tagliatelo in fette, spesse circa 2 cm.



Su di un piano infarinato arrotolate con le mani le singole fette e formate un cilindretto spesso un dito e ritagliate gli gnocchi di 2 cm circa l’uno.
Passateli con l’aiuto del pollice sui rebbi di una forchetta o sull’apposito attrezzo  per dargli la caratteristica forma.


Tagliate a cubetti il gorgonzola. Schiacciate le noci, tenete metà dei gherigli interi,  tritate i rimanenti.
In un’ampia padella, a fuoco bassissimo, sciogliete il burro con le foglie di salvia intere e le noci. Dopo un minuto eliminate le foglie di salvia e unite il latte e, prima che prenda bollore, aggiungete il gorgonzola.
Fatelo fondere dolcemente, mescolandolo fino a completa fusione, spegnete il fuoco, aggiungete il  Parmigiano Reggiano e amalgamate il tutto.
Lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata. Quando gli gnocchi saliranno a galla scolateli con una schiumarola e aggiungeteli alla crema di gorgonzola e noci.
Amalgamate delicatamente e servite subito.
 
Consiglio: Gli gnocchi non vanno preparati con largo anticipo ( non alla mattina presto   consumarli a pranzo o peggio a cena). Se volete portarvi avanti con il lavoro, potete prepararli e poi metterli su di un vassoio coperto da carta da forno, non sovrapposti e surgelarli. Dopo un’ora toglieteli dal vassoio e metteteli in un sacchetto da freezer (velocemente),chiudetelo e rimettetelo nel surgelatore. Al momento di consumarli, non scongelateli ma gettateli direttamente nell’acqua in ebollizione.
 

venerdì 19 settembre 2025

Trota e finferli al forno

Il Piemonte, dove vivo, è una bellissima regione ricca di fiumi di laghi e di torrenti, dove le trote stanno rintanate dietro i sassi in attesa della preda. Dove l’acqua fa la schiumetta, lì, si ossigenano e aspettano il nutrimento, oppure, se sono in caccia, si trovano ovunque.
Parlando di laghi, la trota, secondo la stagione, ama sostare dove l’acqua è più fresca, d’inverno più verso la superficie e d’estate più sul fondo. Quelle utilizzate per questa ricetta arrivavano dalla Valchiusella.
Il finferlo o gallinaccio è un fungo dal caratteristico colore giallo-oro o giallo arancio, con un cappello piccolo, irregolare, ondulato, prima convesso, poi piano e avvallato, margine rivoluto, liscio, pruinoso, di colore giallo-arancio o giallo-oro.
Ha grosse pieghe (pseudolamelle), distanti, verrucose, decorrenti sul gambetto che si presenta tozzo, assottigliato alla base e talora brevissimo.
La sua polpa è soda, bianca, alquanto fibrosa, quasi "vellutata"e giallastra sotto la cuticola, leggermente amarognola.
Sono detti anche “l’oro dei boschi” e crescono dalla tarda primavera al tardo autunno.
Si presta bene alla conservazione sott'olio oppure sott'aceto o anche essiccato. In quest'ultimo modo è utilizzato per condire varie pietanze o altri funghi, per la quale ragione è detto "il prezzemolo dei funghi".
Indubbiamente uno dei funghi più apprezzati, in alcune nazioni sono preferiti addirittura ai porcini.
Come molte altre specie di funghi commestibili, possiedono molte sostanze antiossidanti e molti minerali importanti per il nostro organismo.
In particolare, i funghi gallinacci sono ricchi di vitamine del gruppo B e D2. Contengono ferro e altri minerali come fosforo, potassio e magnesio. Sono privi di grassi e poco calorici, per questo sono indicati nelle diete. Ne è comunque consigliato un uso moderato perché possono provocare allergie.


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Ingredienti per 4 persone:

Finferli o gallinacci

4 trote non troppo grandi
600 g di finferli
150 ml di vino bianco secco
400 ml di brodo vegetale
1 spicchio d’aglio
1 piccolo mazzetto di prezzemolo
Olio extravergine d’oliva
Sale fino e pepe bianco q.b.

Procedimento

Pulite i funghi eliminando le tracce più evidenti di terra, quindi lavateli velocemente sotto un filo d’acqua corrente strofinandoli dolcemente con le dita.
Metteteli in uno scolapasta a scolare l’acqua in eccesso, eventualmente tagliate a metà quelli più grandi.
Lavate, sgrondate il prezzemolo e tritatelo grossolanamente.
In una padella antiaderente, scaldate tre cucchiai d’olio e fate dorare lo spicchio d’aglio e i funghi per qualche minuto, sfumate con il vino bianco, alzate la fiamma e fate evaporare l’alcool, aggiungete 200 ml di brodo vegetale, salate, coperchiate e continuate la cottura per dieci minuti, spegnete il fuoco e spolverizzate con il prezzemolo, eliminate lo spicchio d’aglio.
Se dovessero asciugarsi troppo, aggiungete del brodo vegetale caldo in modo che a cottura ultimata rimanga un pochino di sughetto.
Eviscerate le trote, lavatele sotto l’acqua corrente e asciugatele internamente ed esternamente con della carta da cucina, salatele e pepatele.
Accendete il forno statico a 180°.
Farcite le trote con i finferli e il loro sughetto, ungete una capiente pirofila da forno e disponeteci le trotelle.
Infornate (forno già a temperatura), e lasciate cuocere per 15/20 minuti (dipende dalla grandezza delle trote e dal vostro forno).
A cottura ultimata lasciate riposare per 5 minuti e servite.







domenica 31 agosto 2025

Pesce spada con salsa di limone e capperi

Il pesce spada appartiene alla categoria dei pesci così detti “azzurri”, possiede carni magre delicate e molto pregiate.
È ricco di acidi grassi essenziali (Omega3), di vitamine del gruppo B, di retinolo (vitamina A), di sali minerali come il potassio, il fosforo, il selenio e di proteine ad alto valore biologico.


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Ingredienti per 4 persone:
 
4 tranci di pescespada da circa 150 gr/cad
2 limoni biologici (solo succo)
1 mazzettino di prezzemolo
1 cucchiaio di capperi sottaceto
1 spicchio d’aglio (facoltativo)
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale  fino q.b.
 
Procedimento
 
Lavate e sgrondate il mazzettino di prezzemolo poi tritatelo con lo spicchio d’aglio e i capperi strizzati per eliminare l’aceto.
Mettete il trito ottenuto in una ciotola,aggiungete  il sale e due cucchiai d’olio.
Amalgamate fino ad ottenere una salsa omogenea, se è il caso aggiungete ancora dell’olio.
In un’ampia padella scaldate due cucchiai d’olio poi adagiatevi i tranci di pescespada uno accanto all’altro in modo che non si sovrappongano.
Fateli dorare circa 3 minuti per parte.
Distribuite il trito di prezzemolo e capperi in modo uniforme sul pesce.
Irrorate con il succo filtrato dei limoni e cuocete ancora 5 minuti, girate i tranci a metà cottura.
Servite ben caldo guarnendo con fettine di limone.

lunedì 28 luglio 2025

Vino aromatizzato con le mandorle

Il vino aromatizzato con le mandorle è un’antichissima ricetta siciliana i cui ingredienti, a parte il vino e le mandorle, sono segretissimi.
La ricetta originale prevede l’uso delle mandorle amare, ma poiché le mandorle amare sono considerate tossiche perché contengono amigdalina, che sottoposta a idrolisi enzimatica libera cianuro nel corpo umano, e se ingerite in quantità significative, possono provocare cefalee, vomito e, nei casi più gravi, addirittura la morte, ho preferito utilizzare solo le mandorle classiche.
Ho provato a rifarlo basandomi sul gusto di quello che avevo assaggiato, a noi è piaciuto.
Se volete provare anche voi, eccovi la mia ricetta.

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Ingredienti per una bottiglia
 
750 ml di vino Passito di Pantelleria o dello Zibibbo
12 mandorle normali
3 mandorle amare
¼ di scorza di arancia bio (non trattata)
1 cucchiaino di miele di fiori d’arancio
 
Procedimento
 
Sgusciate le mandorle ma non eliminate la pellicina.
Pestatele, possibilmente in un mortaio, ma non esageratamente, non dovete trasformarle in una crema!
Versate il Passito in un vaso scuro a chiusura ermetica da 750 ml o al massimo da 1 lt.
Aggiungete le mandorle pestate, la scorza d’arancia e il cucchiaino di miele.
Chiudete, agitate un pochino e mettete a riposare in un luogo fresco e buio per un mese, agitando il barattolo una volta al giorno, tutti i  giorni.
Trascorso il tempo, filtrate tutto e imbottigliate.
Il vostro vino alle mandorle è pronto.
 
 
 
 
 

mercoledì 2 aprile 2025

Pansotti liguri con salsa alle noci

I pansotti (pansòti in ligure,dal ligure pansa, in italiano"pancia") sono una pasta ripiena tipica della cucina ligure, simile ai cappelletti, da cui differiscono essenzialmente per la forma e grandezza. I pansoti conditi con salsa di noci sono uno dei piatti caratteristici della tradizione genovese.
Dato che non contengono carne, sono un piatto a base di magro, adatto al periodo penitenziale della Quaresima. Sono spesso chiamati anche "pansòtti", in quanto in alcune province liguri è comune una enfatizzazione delle ultime sillabe.
Nelle ricette più aderenti alla tradizione il ripieno comprende il cosiddetto preboggion: una miscela di erbe spontanee delle coste liguri, un tempo non semplice da trovare in vendita e reperite in crescita spontanea sulle colline (o bricchi). In alternativa si può utilizzare la bietola, o la bietola da taglio chiamata "erbette", oppure gli spinaci o la borragine (boraxe). Si può usare anche un misto di ortaggi simili a quelli del preboggion, come la cicoria, la catalogna, il cicorino, la rucola, la scarola, la lattuga e la verza. Come per il preboggion, è necessario equilibrare in giuste proporzioni le verdure, per neutralizzare il sapore amaro della cicoria e della catalogna col sapore dolce della lattuga, della scarola e della verza. Tra gli altri ingredienti troviamo un particolare tipo di formaggio fresco leggermente acidulo, detto prescinsêua, sostituibile da un misto di ricotta e yogurt o pane grattugiato per una versione più economica, il grana o il parmigiano, uova e aromi come maggiorana, noce moscata e pepe.
La salsa di noci si prepara con i gherigli di noci, pinoli, aglio, olio extravergine di oliva e pane inumidito nel latte. Invece della salsa di noci si possono condire con olio oppure burro e salvia.
 
Fonte: Wikipedia
 

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Ingredienti per 6 persone:
 
500 g di farina 0
150 g di acqua
20 ml di vino bianco
500 g di costine (erbette)
300 g di borragine
150 g di ricotta
Noce moscata q.b.
50 g di Parmigiano
2 uova
1 spicchio d’aglio
Sale fino q.b.
Pepe q.b.
 
Per la salsa alle noci:
 
150 g di gherigli di noci
½ spicchio d’aglio
50 g di mollica rafferma
Latte q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.
 
Per condire
50 g di parmigiano grattugiato
30 g di burro
 
Procedimento
 
Setacciate la farina e impastatela con l’acqua, il vino e poco sale. Copritela con telo e lasciatela riposare.
Pulite intanto le erbette e la borraggine, lavatele più volte e fatele stufare in una casseruola con pochissima acqua, per dieci minuti.
Scolate le verdure, strizzatele e sminuzzatele finemente, poi amalgamatevi le uova, il Parmigiano Reggiano,la ricotta scolata, l’aglio tritato finemente , la noce moscata, poco sale fino e il pepe.
Stendete la pasta in una sfoglia sottile e, con un coppa pasta di 7 cm di diametro  ricavate dei cerchi , suddividete su ognuno una noce di pieno e richiudeteli ripiegandoli  a metà e chiudete i bordi premendo con i rebbi di una forchetta.
Metteteli su di un telo cosparso di farina.
Nel frattempo, preparate la salsa di noci.
Mettete la mollica di pane a bagno con un po’ di latte.
Sbollentate i gherigli di noci e togliete la pellicina.
Frullateli con l’aglio, la mollica di pane ben strizzata.
Diluite il composto con l’olio fino a ottenere una salsa fluida.
Fate lessare i pansotti per cinque o sei minuti in abbondante acqua salata.
Scolateli man mano con un mestolo forato e metteteli in una zuppiera preriscaldata. Condite con la salsa alle noci, il burro fuso e il Parmigiano grattugiato.
Mescolate e serviteli subito ben caldi.
 

venerdì 7 marzo 2025

Torta Mimosa

La torta mimosa è un dolce creato a Rieti negli anni Cinquanta del Novecento. Il nome è dovuto ai pezzetti di pan di Spagna sparsi in superficie, che ricordano nella forma i fiori della mimosa. Grazie al collegamento del fiore con la giornata internazionale della donna, anche la torta viene spesso utilizzata per festeggiare la ricorrenza.
La ricetta è stata ideata da Adelmo Renzi, cuoco originario di San Filippo di Contigliano, titolare di un ristorante nel centro della città laziale di Rieti. Il dolce giunse alla notorietà nel maggio del 1962, quando il cuoco partecipò a Sanremo ad un concorso di pasticceria, specialità torte, durante il quale presentò la mimosa con l'intento di omaggiare la "città dei fiori" e risultandone vincitore. La ricetta originale utilizzata da Renzi, tuttavia, non è mai stata rivelata.
L'accostamento del dolce alla mimosa è legato al suo aspetto, formato da pezzetti di pan di Spagna disposti sulla torta per ricordare appunto la forma del fiore della mimosa. La preparazione richiede di tagliare una fetta orizzontale di pan di Spagna e di togliere la parte interna che, opportunamente sbriciolata, servirà a creare “l'effetto mimosa”. Il pan di Spagna può essere bagnato con un liquore dolce, come il Marsala, o il maraschino, ma anche con succo di ananas. La farcitura è composta da crema pasticcera, con l'eventuale aggiunta di panna montata oppure confettura.


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Ingredienti per una torta di 24 cm
 
Per il pan di Spagna:
 
4 uova
8 tuorli
220 gr di zucchero
220 gr di farina
70 gr di fecola
20 gr di burro
 
Per la crema diplomatica (crema pasticcera più panna)
 
500 ml. di latte
2 tuorli d’uovo
40 gr. di farina
120 gr. di zucchero
1 stecca di vaniglia
50 ml di liquore dolce all’arancia
200 ml di panna fresca da montare
20 gr di zucchero a velo
 
 
Procedimento
 
Preparate innanzitutto il pan di Spagna:
Montate con la frusta elettrica le uova intere con lo zucchero fino a renderle gonfie e chiare.
Aggiungete i tuorli uno alla volta e continuate a montare il composto con la frusta elettrica.
Unite la farina setacciata e la fecola, amalgamatele alla crema di uova, mescolate con una spatola.
Suddividete l’impasto in due teglie di cm 24 di diametro ciascuna.
Cuocete le due torte in forno statico, già caldo a 180°, per trenta minuti.
Sfornate, sformatele e fatele raffreddare.
Nel frattempo che le torte cuociono, preparate la crema diplomatica.
Fate bollire il latte con i semi della stecca di vaniglia e togliete dal fuoco.
Sbattete i due tuorli con lo zucchero fino a quando il composto risulterà gonfio, poi aggiungete gradatamente la farina (aiutatevi eventualmente con un cucchiaio di latte tiepido) e amalgamate bene per evitare la formazione di grumi, aggiungete sempre lentamente e rimestando il latte.
Sciogliete bene il composto e rimettetelo sul fuoco bassissimo, mescolando continuamente.
Vedrete la crema gonfiarsi lentamente (circa 7/8 minuti), quando la consistenza sarà quella “sofficiosa” classica della crema pasticcera, spegnete il gas, versatela in una ciotola, coprite la superficie con della pellicola, lasciate intiepidire e ponete in frigorifero.
Montate la panna, ben fredda, in una ciotola con la frusta elettrica.
Unite lo zucchero a velo e amalgamate la panna alla crema pasticcera, delicatamente dal basso verso l’alto per non smontarla, con un leccapentole.
Riprendete le due torte e asportate con un coltello affilato la parte esterna più scura.
Ricavate da ogni torta due dischi di uguale spessore.
Tagliate un disco a fettine verticali di 1 cm.
Ricavate da ciascuna fetta 3 striscioline di uguali dimensioni, riducetele a cubetti.
In una ciotola mescolate il liquore con lo zucchero e 100 ml di acqua.
Spennellate il primo disco di pan di Spagna con la bagna, stendevi uno strato di crema.
Appoggiate il secondo disco, spennellatelo con la bagna e spalmatelo con la crema.
Coprite con il terzo disco e spennellate anch’esso con la bagna.
Ricoprite tutta la torta con la crema pasticcera rimasta e fatevi aderire i dadini di pan di Spagna preparati.
Lasciate consolidare bene la torta in frigorifero prima di servire.
 
 
 
 
 
 
 
 

domenica 19 gennaio 2025

Spaghetti con salsa di noci

La chiamiamo frutta secca, ma non è frutta. Le noci, le nocciole e le noccioline, i pistacchi, le mandorle sono in realtà il seme della pianta, depositario di sostanze nutritive importanti.
Stavolta parliamo delle noci in particolare.
È ormai “sapienza” diffusa che 3-4 noci al giorno incidono positivamente sulla salute sotto diversi profili. Una funzione è di abbassare significativamente i fattori di rischio cardiovascolare e l’incidenza d’infarti nelle persone sane.
Le noci porterebbero benefici anche nell’abbassare il colesterolo e regolare la pressione sanguigna e sono consigliate a chi soffre di diabete per tenere sotto controllo effetti e rischi secondari della malattia.
Questo seme-frutto è ricco di proteine e carboidrati ma soprattutto di grassi. Dei quali soltanto il 10% sono saturi, cioè grassi “cattivi”. Il resto sono grassi “buoni”, essendo insaturi, e i loro effetti benefici sono ormai ben conosciuti tra il largo pubblico.
Soprattutto sono note le potenzialità preventive e curative degli acidi grassi omega 3, che si trovano anche nel pesce, nei semi, oltre che nella frutta secca, tutti cibi che scarseggiano nelle nostre abitudini alimentari.
Gli omega 3 vengono anche chiamati “acidi grassi essenziali” poiché il nostro organismo non sa produrli mentre i loro poteri di tutela dell’apparato cardiocircolatorio li rendono indispensabili nella nostra dieta.
Si sa anche che sono importanti precursori di molecole implicate nella regolazione infiammatoria, per questa ragione oggi vengono studiati in oncologia come possibili anti tumorali. A oggi, però, i risultati ottenuti non permettono di fare affermazioni certe in questo senso.
Infine, parliamo di fibra: ne occorrono 30 grammi al giorno. Le noci non ne sono particolarmente ricche, ma possono ben contribuire accanto a frutta, verdure, cereali integrali e legumi al fabbisogno quotidiano.
Consumiamole da sole, ovviamente, ma anche come “condimento” d’insalate, pastasciutte, macedonie o nella prima colazione insieme a cereali integrali, latte o yogurt.
 
Tratto da : FondazioneUmberto Veronesi
 

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Ingredienti per 4 persone:
 
320 g di spaghetti non troppo sottili
20 gherigli di noci
2 cucchiai di farina bianca
Mezzo bicchiere di brodo vegetale
1 pizzico di maggiorana secca
1 rametto di rosmarino
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
 
Procedimento
 
Tritate i gherigli di noce con gli aghetti di rosmarino.
Scaldate l’olio in un’ampia padella antiaderente e unitevi la farina.
Fatela tostare leggermente mescolando con un mestolo di legno.
Unite alla farina il trito di noci e rosmarino, la maggiorana, un pizzico di sale e il brodo vegetale.
Lasciate cuocere la salsa a fuoco basso per circa 15 minuti, sempre mescolando.
Mentre la salsa cuoce, mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata, portate a bollore e tuffateci gli spaghetti.
Fate cuocere la pasta per il tempo indicato sulla confezione (solitamente tra i 9 e 11 minuti), poi scolateli al dente e condite con il sugo di noci.
Mescolate bene, guarnite con qualche mezzo gheriglio di noci e servite subito in tavola.

martedì 5 novembre 2024

Uova in camicia con fonduta e tartufo

Il tartufo è un fungo ipogeo, cioè che vive sottoterra e non è coltivabile.
Nasce dalle radici delle querce e si cerca e si trova solo grazie ai cani appositamente addestrati.
Il suo caratteristico profumo è composto da 120 molecole volatili.
La stagione della raccolta inizia il 21 settembre e termina il 31 gennaio.
Per gustarlo al meglio va consumato fresco e crudo lamellato con il tagliatartufi. Dal momento della raccolta si può conservare circa una settimana in frigorifero avvolto in carta da cucina e in un contenitore di vetro dotato di coperchio.
Prima del consumo, si pulisce con una spazzolina inumidita, si asciuga e si lascia riposare per 15/20 minuti.


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Ingredienti per 4 persone:
 
4 uova
1 etto di Fontina D.O.P. della Valle d’Aosta
200 ml di latte 
1 tuorlo d’uovo
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
30 g di burro
1 cucchiaio di farina
1 tartufo nero
Aceto bianco q.b.
1 pizzico di sale fino
 
Procedimento
 
Tagliate a dadini la fontina, metteteli in una ciotola e ricopriteli con un po’ di latte. Lasciateli riposare per 3 ore.
Trascorso il tempo, scolate i dadini di fontina ma non gettate il latte.
Mettete la farina in un pentolino, versate lentamente a filo il latte in cui era immersa la fontina, mescolando per evitare la formazione di grumi.
Mescolate fino a quando avrete sciolto tutti i grumi e ottenuto una miscela liscia e omogenea, aggiungete i dadini di fontina e ponete sul fuoco bassissimo rimestando continuamente.
Quando la fontina si sarà sciolta completamente unite il tuorlo sbattuto, il burro e amalgamate bene poi unite anche il Parmigiano.
Continuate la cottura ancora per 5 minuti sempre rimestando.
Spazzolate il tartufo con un piccolo spazzolino a setole medie, poi pulitelo con uno strofinaccio inumidito e asciugatelo.
Sgusciate l’uovo in una ciotolina.
Portate a leggero bollore un litro d’acqua, unite un cucchiaino d’aceto e un pizzico di sale.
Abbassate il gas e, con una frusta a mano, girate nell’acqua, sempre nello stesso verso creando un vortice.
Fate scivolare delicatamente l’uovo al centro del vortice facendo attenzione a non rompere il tuorlo, lasciate cuocere per due minuti senza toccarlo.
Ripetete l’operazione per le altre tre uova.
Suddividete la fonduta calda in 4 pirofile di terracotta, prelevate l’uovo con una schiumarola e deponetelo sopra, decorate con le fettine di tartufo e servite subito

sabato 9 marzo 2024

Pollo glassato all'arancia

La carne di pollo è ricca di proteine nobili indispensabili all’organismo per rinnovare i tessuti, e di aminoacidi ramificati utili nel metabolismo dei muscoli e nell’aiutare allo smaltimento delle tossine che si formano quando si svolge un inteso lavoro fisico. Possiede un discreto contenuto di vitamine del gruppo B e di ferro. La ridotta presenza di tessuto connettivo e il diametro ridotto delle sue fibre rendono la carne di pollo facilmente digeribile.
L'arancia è sicuramente uno degli agrumi più amati e graditi da grandi e da piccini. Questi deliziosi frutti possiedono moltissime proprietà, sono drenanti, antinfiammatori, depurativi e anti ossidanti. Hanno poche calorie (circa 35/40 ogni 100 gr) ed essendo ricchi di fibre e di acqua sono degli ottimi alleati per chi vuole mantenere la linea.
Sono ricchi di vitamina C e di vitamine del gruppo B e P; contengono anche una buona percentuale di sali minerali e molti acidi organici come l'acido citrico (utilissimo in caso di calcolosi renale).
Sarebbe utile consumare anche un po' della pellicola bianca che si trova sotto la buccia e che, solitamente, rimane leggermente attaccata al frutto, perché la fibra in essa contenuta regola l'assorbimento degli zuccheri, delle proteine e dei grassi, non solo, ma favorisce anche il transito intestinale.
Esistono molteplici varietà di arance suddivise in due grandi gruppi:
Le bionde con le varietà Valencia naveline e ovale, ideali da mangiare.
Le pigmentate con le varietà tarocco, sanguinella e moro, ideali da spremere.
Si ritiene che il paese d'origine degli aranci sia la Cina da dove si diffusero nel mondo. Nel 1300 gli Arabi li portarono in Sicilia, dove, tuttora è concentrata la maggiore produzione. L'Italia produce 2,5 milioni di tonnellate di arance e questo ci colloca al quinto posto tra i maggiori produttori mondiali dopo il Brasile, gli Stati Uniti, la Cina, il Messico e la Spagna.
La raccolta avviene tra ottobre e fine giugno.


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Ingredienti per 4 persone:

1 pollo da circa 1 kg e mezzo tagliato a pezzi
2 arance bio
4 patate grandi
3 cucchiai di miele d’acacia
2 cucchiai di aceto di mele
4 rametti di rosmarino
1 spicchio d’aglio
4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
Sale e pepe bianco q.b.

Procedimento

Scaldate l’olio in una padella, unite lo spicchio d’aglio intero, i rametti del rosmarino e i pezzi di pollo, salate e pepate. Fate rosolare per 20 di minuti, girando spesso.
Nel frattempo, sciogliete il miele nell’aceto, spremete un’arancia e unite il succo all’emulsione di miele e aceto. Lavate bene l’altra arancia e tagliatela a rondelle recuperate il succo perso durante il taglio e unitelo all’emulsione di miele e aceto, tenete da parte le fettine d’arancia.
Pelate le patate e tagliatele a tocchetti.
Trascorsi i 20 minuti, unite le patate e lasciate insaporire per qualche minuto, eliminate lo spicchio d’aglio, irrorate tutto con la salsa di aceto miele e arance.
Lasciate cuocere ancora per circa 10 minuti e unite le fettine d’arancia, continuate la cottura ancora per 10 minuti.
Servite subito.



venerdì 23 febbraio 2024

Panzerotti con radicchio Gorgonzola e noci

Non si conosce con esattezza il periodo della nascita di questo formaggio erborinato: tracce storiche se ne hanno a partire del XV secolo, nella cittadina di Gorgonzola, nei pressi di Milano, da cui prende anche il nome. Nell'Ottocento la sua produzione crebbe sensibilmente e fu esportato, oltre che in altri territori italiani, anche in Inghilterra.
Nel 1996, questo delizioso formaggio è stato riconosciuto dalla Comunità Europea e registrato nella lista dei prodotti DOP con Reg. Cee n° 1107/96. La forma, del peso di 12 kg circa, riporta su entrambe le facce il marchio di origine ed è avvolta in fogli di alluminio riportanti il contrassegno caratteristico della denominazione protetta "gorgonzola”.
È prodotto dal latte intero di vacca Di Origine Protetta (DOP) ) della provincia di Milano e le sue zone di produzioni storiche sono le province di Milano, Como, Pavia e Novara. Quest'ultima è diventata nell'ultimo secolo la principale produttrice.

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Ingredienti per 4 persone

2 rotoli di pasta sfoglia rettangolari da 250 g/cad.

1 cespo di radicchio rosso lungo di circa 300 g
1 cipolla piccola
150 g di Gorgonzola dolce
10 noci
1 tuorlo d’uovo.
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale fino q.b.

Procedimento

Eliminate dal radicchio le prime foglie poi tagliatelo a striscioline e lavatelo. Mettetelo a scolare in uno scolapasta.

Pulite la cipolla e tagliatela a dadini.
Scaldate 2 cucchiai d’olio in una padella e unite la cipolla.
Lasciate dorare per qualche minuto poi unite il radicchio, salate, fatelo stufare per 10 minuti poi lasciatelo raffreddare.
Accendete il forno statico a 180°.
Rompete le noci e tagliate grossolanamente i gherigli.
Tagliate il Gorgonzola a pezzetti.
Srotolate la pasta sfoglia e ricavate da ognuna dei cerchi , aiutandovi con un coppa pasta o un bicchiere, di circa 7-8 cm di diametro.
Rimpastate gli scarti e ricavate dei cerchi più piccoli.
Distribuite su ogni cerchio, un po’ di radicchio, qualche pezzetto di gorgonzola e dei pezzetti di noci.
Chiudete a metà i cerchi a formare una mezza luna.
Sigillate bene i bordi inumidendoli con un pochino d’acqua.
Mettete un foglio di carta da forno sulla leccarda o su una pirofila  e adagiatevi sopra i panzerotti.
Sbattete il tuorlo d’uovo con un cucchiaino d’acqua e spennellatelo sulla superficie dei panzerotti.
Infornate e lasciate cuocere per circa 15 minuti fo fino a quando saranno ben dorati.
Sfornate e servite.