68a Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola -Peperò

La Fiera Nazionale del Peperone “Peperò” di Carmagnola è una Manifestazione Fieristica di livello Nazionale, la più grande d’Italia dedicata ad un prodotto agricolo. L’edizione di quest’anno, la 68a per l'esattezza, è a tutti gli effetti un Festival che propone dieci giorni di eventi gastronomici, culturali, artistici ed esperienze creative e coinvolgenti in tutti i sensi e per tutte le fasce d’età.
Tra i numerosissimi appuntamenti ci saranno eventi e talk show condotti dal giornalista Paolo Massobrio e il concerto di Bianca Atzei.
Si svolgerà dall’1 al 10 settembre 2017 a Carmagnola (TO). Tutti gli eventi sono gratuiti e per ulteriori informazioni collegatevi a www.comune.carmagnola.to.it

Immaginate la mia emozione quando sono stata contattata, con altre dieci foodblogger di regioni differenti, per partecipare ad una competizione  che prevede la  rivisitazione di una ricetta tradizionale, riproponendola con l’inserimento del Peperone di Carmagnola come protagonista.  Io, vivendo in Piemonte, ho reinterpretato una ricetta tipica di questa regione: la Tartrà.
Una ricetta che non scriverò nel modo classico, ma con il metodo “story telling”, cioè ve la racconterò.
Vi aspetto a Carmagnola (TO) il 3 settembre alle ore 20.



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Giacomino, i peperoni e la tartrà di nonna Agnese

Faceva un caldo torrido in quel mese di luglio del 1983 e Giacomino, finito l’anno scolastico (aveva frequentato la prima elementare), era stato mandato in campagna dai nonni.
Al bambino piaceva andare da loro, possedevano una casa grande e un bel giardino, dove amava giocare con la cagnolina Darma, una deliziosa volpina bianca simile a un batuffolo di cotone che stravedeva per lui e lo seguiva scodinzolando come un’ombra.
Dietro la casa c’era un grande orto che a lui sembrava immenso e pieno di meraviglie colorate e gustose. Aiutava la nonna Agnese a raccogliere gli ortaggi; con le sue piccole manine li deponeva nella cesta o cavagna come la chiamava lei e poi via in cucina a guardarla preparare dei pranzetti deliziosi.
Quel mattino presto la sua attenzione fu attratta dai colori sgargianti dei peperoni. Giallo intenso e rosso vivace come il sole d’agosto, belli polposi e invitanti.
“Nonna – disse il bimbo- che belli e che buoni devono essere, li possiamo raccogliere?” è già pregustava, con ardente speranza, il delizioso pranzetto.
“Certamente” rispose la nonna  che adorava quell’unico nipote a cui voleva trasmettere il suo sapere, le tradizioni, la storia e i sapori della loro terra.
“ Vedi Giacomino, i semi che hanno dato vita a questi peperoni sono quelli del peperone quadrato di Carmagnola. Quella bella cittadina, a pochi kilometri da qui, dove andiamo con il nonno alla Fiera del Peperone.
Sai i peperoni arrivano da molto lontano, sono originari dell’America centro-meridionale e furono introdotti in Europa nel 500 da Cristoforo Colombo, un famoso navigatore ed esploratore, dopo che ebbe scoperto il continente americano.
Ma non li mangiarono subito, li coltivarono per scopo ornamentale, poi scoprirono che erano buonissimi e non smisero più di mangiarli!”
Giacomino scoppiò in una fragorosa risata, la nonna era troppo buffa con quell’espressione golosa sul viso, e lei, dopo avergli fatto una carezza sulle guance paffute, continuò:
“Tanti e tanti anni fa, all’inizio del Novecento, un signore che si chiamava Domenico Ferrero e faceva il commerciante a Torino  scoprì che nel Borgo Salsasio di Carmagnola si producevano dei peperoni buonissimi e spinse i contadini a produrne su ampia scala sostituendo la coltura della canapa fino ad allora dominante.
Nacquero così diverse varietà locali ed una produzione di elevata qualità, che diede luogo ad un fiorente commercio.
Allora la maggior parte delle persone in questi luoghi faceva il contadino e quest’ortaggio che cresceva facilmente e dava ottimi risultati fu come la manna dal cielo, diventò molto importante e fonte di guadagno per le famiglie di allora.
L’interesse crebbe sempre più e si fecero manifestazioni, fiere; nacquero aneddoti, e nuove saporite  ricette.”
Il bimbo la stava a sentire affascinato con i grandi occhioni neri sognanti.
“E - proseguì la nonna- ne selezionarono cinque diverse qualità: il Quadrato con la forma cubica come i nostri il Quadrato Allungato, il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro).”
Giacomino era presissimo dalla storia, ma alla cagnolina Darma poco interessavano i peperoni, lei voleva giocare, correre con il bimbo, riportare la palla;  per attirare la sua attenzione  addentava delicatamente le sue scarpette e lo guardava con gli occhi umidi per sollecitarlo al gioco. Alla fine il bimbo si arrese alle richieste della cagnolina e corse felice a giocare .
Nonna Agnese prese la cavagna e si diresse verso la casa.
Voleva preparare un piatto speciale, della tradizione,  ma voleva dargli un tocco particolare e fare contento, nel contempo, il suo nipotino cucinando i peperoni.
Penso e ripensò e alla fine decise di preparare la tartrà con contorno di peperoni alle acciughe e relativa salsa, al bimbo sarebbe piaciuto certamente quell’accostamento.
Nel frattempo Giacomino e Darma, esausti dopo tanto correre, si erano stesi sull’erba del giardino per riprendere fiato.
“Giacumin, ven sì” (Giacomino, vieni qui) che prepariamo una ricetta speciale che piacerà tanto a te e al nonno: la tartrà!
Il bimbo non se lo fece ripetere due volte, si alzò e corse dalla nonna seguito dalla fedele Darma. Era proprio incuriosito da questa tartrà…chissà cos’era..ma la nonna glielo avrebbe spiegato certamente..
Gli piaceva stare nella grande cucina di nonna Agnese, con lei cucinava e si divertiva, con le torte poi era tutto uno spasso… La sua attenzione fu attratta dal grande tavolo in legno al centro della stanza, sopra, in bell’ordine, si trovavano gli ingredienti pronti per essere utilizzati.
C’erano quattro uova, mezzo litro di latte, un bicchiere di panna, del Parmigiano Reggiano grattugiato, una bella cipolla bianca, un mazzetto di erbe aromatiche, salvia,rosmarino, alloro, timo, un mazzetto di prezzemolo, i peperoni, due gialli e due rossi, una bottiglia d’aceto, la pasta d’acciughe i capperi e l’olio, chissà quale magia avrebbero fatto con la nonna.
“Ma cos’è questa tatà? “
“Tartrà non tatà  - gli rispose Agnese ridendo- è un budino salato dell’antica cucina piemontese e anche lui arriva da lontano come i peperoni. Gli storici , quelli che studiano il nostro passato, dicono che sia nato,  come tante altre ricette piemontesi, dall’incontro delle nostre abitudini alimentari e quelle dei Saraceni  che provenivano da un paese lontano lontano; la  penisola Araba. All’epoca erano tra i popoli più civili e colti ma  volevano conquistarci e, passando per la Francia, occuparono parti del Piemonte tra il X e l’XI secolo. In questo lungo viaggio portarono con loro anche le piantine degli aromi che utilizzavano per cucinare, come il rosmarino che è un ingrediente fondamentale per questa ricetta.
Sai ancora oggi molti comuni piemontesi nei loro nomi ricordano l’importanza avuta dai Mori come Moretta, Picco Moro, Frassineto dei Saraceni, Torre dei Mori.
Anche il nome dialettale di alcuni utensili sono di inequivocabile origine araba come ramassa per scopa e masòjra per falcetto.
I Mori inserirono anche molte colture nelle nostre campagne, come le prugne (armassin) le albicocche (armognan),  il grano saraceno e il gelso (morone) che permise lo sviluppo dell’allevamento dei bachi da seta, essendo il loro  cibo fondamentale,  e l’arte di creare questo prezioso tessuto. Ma basta narrare, mettiamoci all’opera che il tempo corre via veloce.
Speliamo e tritiamo la cipolla poi la mettiamo a stufare con un pochino di burro.
Prendi l’asse di legno ed io prenderò la mezzaluna che mi servirà per tritare gli aromi mentre tu sbatti le uova nella ciotola grande”.
Giacomino eseguiva ligio le direttive.
“Ma dobbiamo fare una frittata?”
“No, no – disse Agnese- adesso gli aggiungiamo gli aromi, poi la cipolla stufata fredda, il Parmigiano, il sale e una bella grattata di pepe e tu amalgama tutto mentre io scaldo appena appena il latte con la panna e accendo il forno”.
 “Ma – chiese il bimbo- il forno deve essere molto caldo?”
“Oh sui 180°C”
Poi Agnese sciolse un po’ di burro e diede a Giacomino un pennello da cucina con cui, diligentemente il piccolo spennellò gli stampini in cui versare il composto, compito questo che lo rese particolarmente orgoglioso. Misero gli stampini in una grossa pirofila con dell’acqua, la nonna la chiamava cottura a bagnomaria, “chissà cosa c’entrava il bagno di Maria “ pensava mentre la nonna metteva tutto dentro il forno.
Darma si stava annoiando, non c’era nulla da sgranocchiare per lei, ma Giacomino era troppo preso dal suo lavoro per curarsene.
Doveva lavare il prezzemolo e sgrondarlo, compito questo a cui si dedicò con molta serietà.
Guardava la nonna che, dopo aver lavato i peperoni, li tagliava a metà e poi ancora a pezzetti non troppo grandi. Lo faceva con movimenti sicuri,  precisi e lui ne era affascinato; osservava incantato le mani della nonna che si muovevano leggere come le ali delle farfalle.
Versò l’olio in una padella, lo scaldò e vi aggiunse i quadrotti di peperone che sfrigolarono e mentre si rosolavano, la nonna tritò il prezzemolo con i capperi, li mise in una ciotolina, aggiunse un cucchiaio d’aceto bianco, l’olio, un cucchiaio di pasta d’acciughe  e amalgamò creando una deliziosa salsina.
 “Aggiungo la pasta d’acciughe ai peperoni e un pochino d’acqua per farla sciogliere” spiegò nonna Agnese.
Com’erano belli quei peperoni lucidi e profumati con la cremina d’acciughe, l’acquolina gli riempiva la bocca e il suo stomaco gorgogliava mentre la nonna aggiungeva la salsa verde, mescolava e spegneva il gas.
Drinn.. il campanello del forno li avvisava che i budini erano pronti, la nonna spense il forno, li lasciò ancora cinque minuti poi li estrasse e li lasciò intiepidire.
“ E adesso li mangiamo?” Chiese goloso.
“No, aspetta, dobbiamo finire, adesso frulliamo metà dei peperoni, gli aggiungiamo un po’ di salsa verde e diventeranno la nostra salsina d’accompagnamento e poi impiatteremo”.

Lui non vedeva l’ora..la magia stava per essere compiuta..
Agnese prese i piatti e rovesciò  su ognuno un budino, nel centro mise la salsa e a fianco i peperoni e in una salsiera quella rimasta.
Il bimbo aveva gli occhioni sgranati, nel piatto c’era una cupoletta bianca come un piccolo vulcano imbiancato dalla neve e dal centro occhieggiava la salsa, rossa come la lava incandescente, a fianco i quadrotti di peperone, gialli e rossi, spuntavano dalla salsina di acciughe e prezzemolo.
Che grande magia aveva fatto la nonna! Che colori! Che profumo! Non resistette più e avventò sul piatto mentre la nonna rideva soddisfatta.







Tartrà con peperoni alle acciughe

Ingredienti per 4 persone
Per la Tartrà
Mezzo litro di latte
200 ml di panna
4 uova
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 cipolla bianca
Salvia, rosmarino, alloro, timo q.b
50 gr di burro
Sale e pepe q.b.

Per la salsa e il contorno
2 peperoni rossi varietà Quadrato di Carmagnola
2 peperoni gialli varietà Quadrato di Carmagnola
50 gr di pasta d’acciughe
½ bicchiere d’acqua
1 mazzetto di prezzemolo
1 cucchiaio di capperi sottaceto
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio d’aceto di vino bianco o dia ceto di mele
Olio extravergine d’oliva q.b.

Procedimento:
Tritare finemente tutti gli aromi.
Pulite e tritate la cipolla e fatela stufare con 30 gr di burro (deve imbiondire, state attenti a non farla bruciare).
In una ciotola mettete le uova, aggiungete il trito di aromi e mescolate, unite la cipolla stufata fredda, il Parmigiano reggiano, sale e pepe.
Amalgamate poi versate il latte con la panna leggermente intiepiditi.
Fate sciogliere il rimanente burro e spennellate gli stampini, i miei sono a forma di ciambella con il buco al centro.
Versate il composto e metteteli in una pirofila da forno in cui avrete versate dell’acqua (che arrivi appena oltre la metà degli stampini) in modo da far cuocere a bagnomaria.



Infornate a 180°C (forno già a temperatura e non ventilato) e fate cuocere per 30/40 minuti.
Passato il tempo lasciate ancora gli stampini nel forno spento per 10 minuti, sfornate e lasciate  intiepidire.
Nel frattempo preparate il contorno e la salsa.
Lavate il prezzemolo, sgrondatelo e tritatelo insieme ai capperi sgocciolati e all’aglio.
Mettete il trito in una ciotola e unite il cucchiaio d’aceto , un cucchiaio di pasta d’acciughe, l’olio e amalgamate fino ad ottenere una salsa morbida.
Lavate i peperoni, tagliateli a metà, eliminate i semi, i filamenti interni e suddivideteli in quadratini.


In una padella mettete 4 cucchiai d’olio , scaldateli poi aggiungete i peperoni, fateli dorare a fuoco medio per una decina di minuti poi unite la pasta d’acciughe rimasta, l’acqua e mescolate bene. Lasciate cuocere dolcemente ancora per 10 minuti poi  unite 3 cucchiai pieni della salsa di prezzemolo, uniformate e continuate la cottura per 3 minuti.
Non è necessario salare perché la pasta d’acciughe è molto sapida, ma, poiché la sapidità di un piatto è un gusto individuale, assaggiate e se è il caso, aggiungete un po’ di sale.
Prelevate circa un terzo dei peperoni, frullateli e aggiungete un cucchiaio di bagnetto verde.


Mettete un budino in ogni singolo piatto, riempite il centro con la salsa,   accostate i rimanenti peperoni intiepiditi e servite.
Accompagnate con la salsa rimanente servita in una salsiera.

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