lunedì 29 settembre 2014

Torta di pane, albicocche e cocco





LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A IL POMODORO ROSSO DI MARIA ANTONIETTA GRASSI



La sacralità del pane da millenni accompagna la vita dell’uomo e ne è diventato parte integrante. Frutto del lavoro nei campi, per millenni è stato il fautore dell’equilibrio d’ogni società. Numerose nei secoli sono state le lotte popolari nate proprio alla sua carenza legata a carestie o a motivi politici. Ben lo sapevano gli imperatori romani che dominavano il popolo con il famoso motto “panem et circenses” (pane e divertimento).
Molto meno attenti a queste esigenze sono stati i loro successori delle società medievali che, per questo motivo, erano spesso oggetto di rivolte popolari legate alla carenza di farine o all’aumento del costo del pane. In età moderna abbiamo avuto modo di assistere ad analoghe reazioni come la famosa rivolta dei milanesi del 1628 o la Rivoluzione francese che ha avuto, tra le cause principali, quella della carenza di pane.
Questo piccolo escursus storico per ricordarci l’importanza di quello che oggi troviamo tutti i giorni con facilità sulle nostre tavole e che, spesso, gettiamo perchè raffermo, dimenticando, non solo il nostro passato, ma anche chi, purtroppo, ancora oggi, muore di fame. Ho avuto più volte modo di sottolineare da questo blog l’importanza del riutilizzo degli alimenti e spesso ho postato ricette con queste caratteristiche, anche questa è una di quelle.  E’ nata con il pane raffermo, mezza bustina di cocco grattugiato secco, l’ultimo uovo in frigorifero, la confezione aperta dello yoghurt e delle albicocche secche, utilizzate in parte giorni addietro per preparare i cantuccini morbidi. Il risultato è stato questa torta morbidissima e decisamente buona: se vi avanza del pane, delle fette biscottate, provate a farla, mettendo anche gli ingredienti che vi sono rimasi in dispensa come frutta secca, cioccolato, canditi.....



Ingredienti:

200 gr di pane raffermo
350 gr di yoghurt intero
80 gr di cocco grattugiato secco
50 gr di fruttosio ( o 80 gr di zucchero)
100 gr di albicocche secche morbide, possibilmente bio.
1 uovo
2 cucchiai di pangrattato e un po’ di burro per la tortiera.

Procedimento
Spezzettate il pane e ponetelo in una ciotola, versate tutto lo yoghurt, amalgamate e lasciate riposare per 15/20 minuti, in modo che il pane assorba lo yoghurt. Nel frattempo, tagliate a pezzettini le albicocche. Trascorso il tempo, schiacciate con una forchetta il pane fino a ridurlo in poltiglia (non usate il mixer perchè il composto dovrà risultare piuttosto rustico). Unite l’uovo e mescolate bene. Aggiungete il fruttosio, il cocco e i pezzetti di albicocca. Amalgamate bene e versate il tutto in una tortiera precedentemente imburrata e cosparsa di pangrattato. Infornate (forno già caldo a 180°) per 40 minuti.
Sfornate, lasciate raffreddare su di una gratella e servite.
Buon appetito!




martedì 16 settembre 2014

Insalata di mele verdi e Fontina

Le caratteristiche della Granny Smith , comunemente detta mela verde,  sono la  buccia di colore verde intenso e la polpa  croccante e molto succosa, dal sapore leggermente acidulo. Matura in autunno ed è coltivata prevalentemente in Valtellina. E’ ottima consumata nelle insalate,abbinata a gherigli di noce,oppure cotta in abbinamento ad arrosti di maiale. E’ ideale per la preparazione di sorbetti.



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Ingredienti per 4 persone:

4 mele Granny Smith (mele verdi)
2 gambi di sedano bianco
200 gr di Fontina
100 gr di maionese
1 cucchiaino di senape forte
Succo di un limone.


Procedimento

Lavate il sedano e riducetelo a julienne (bastoncini), tagliate la Fontina a cubetti e a listarelle.
Tagliate le mele a cubetti e irrorateli subito con il succo di limone per evitare che anneriscano. Mettete tutto in una ciotola e condite con la maionese e la senape. Spolverizzate con del prezzemolo e servite.
Per una presentazione diversa, potete tagliare a metà le mele e svuotarle, lasciando solo un sottile strato di polpa, e utilizzarle come contenitore.
Buon appetito!





lunedì 8 settembre 2014

Friciula piemontese



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Questa è un’antica ricetta piemontese tipica dell’astigiano. Si tratta, in pratica, di pasta di pane fritta e servita con salumi o gorgonzola fusa.

Ingredienti per 4 persone:

300 gr di farina per panificazione
15 gr di lievito di birra
150 gr di acqua
3 etti di speck a fette
Olio extravergine d’oliva q.b.
Mezzo cucchiaio di sale

Procedimento

Sciogliete il lievito in un po’ di acqua tiepida e lasciatelo riposare dieci minuti.
In una ciotola setacciate la farina e versate la centro il lievito sciolto. Iniziate a lavorare gli ingredienti dal bordo verso il centro e unite, poco alla volta, l’acqua rimanente. Togliete l’impasto dalla ciotola e mettetelo su di una spianatoia infarinata, allargatelo un po’ e versate tre cucchiai d’olio e il sale. Riprendete ad impastare fino ad ottenere un composto morbido ed elastico simile a quello della pizza. Saranno necessari circa dieci- quindici minuti. Rimettete l’impasto nella ciotola, copritela con un telo inumidito e fatelo lievitare fino al raddoppio del volume (circa 2 ore).
Trascorso il tempo riprendere l’impasto e stendetelo, delicatamente, fino ad ottenere una sfoglia di circa mezzo centimetro. Ritagliate delle fette rettangolari o delle losanghe (tipo le bugie di carnevale).
Scaldate abbondane olio in una padella, e, quando avrà raggiunto la temperatura giusta (180°C),  friggete le friciule, poche  alla volta, da ambo i lati.
Scolatele, mettetele su della carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso, disponete lo speck su di ognuna e servite accompagnando con gorgonzola fusa.



Consiglio: Se non siete molto brave con gli impasti o non avete tempo, potete acquistare la pasta di pane, già pronta, dal vostro fornaio o al supermercato.
Per sapere se la temperatura dell’olio è ottimale, immergete un pezzetto d’impasto, se sfrigola, ha la giusta temperatura.



giovedì 4 settembre 2014

Bacetti al Parmigiano Reggiano e crema gianduia


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“Andammo all'Albergo della Posta che ci era stato consigliato da un amico e vi consumammo un pranzo al formaggio, al vero Parmigiano: minestra grassa al formaggio, cotolette di montone impanate al formaggio, un'omelette al formaggio, maccheroni all'italiana (naturalmente al formaggio), dessert al formaggio, il tutto accompagnato da un vino che dava alla testa e di cui facemmo abbondante consumo per la gran sete che tutti quei piatti ci avevano procurato. Per cui dopo il pranzo fummo ancor più solleciti ad andare a riposare.” (1859)
Edmund Roche, L'Italie de nos iours, Paris, s.d.


 Il Parmigiano Reggiano DOP (Denominazione di Origine Protetta) è un capolavoro, un’opera d’arte, frutto del connubio tra la natura e il lavoro dell’uomo. Da ben 900 anni, questo formaggio, ha sempre lo stesso aspetto e la stessa straordinaria fragranza, grazie all’abilità dei casari delle provincie di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del fiume Reno e Mantova a destra del fiume, che lo producono, o meglio, “lo fanno” (perché il Parmigiano Reggiano non si fabbrica, ma “si fa”) sempre allo stesso modo, negli stessi luoghi, con la stessa passione.E' un formaggio fatto con il latte crudo e parzialmente scremato, a pasta cotta, proveniente da vacche la cui alimentazione è prevalentemente costituita da foraggi freschi e fieno della zona d’origine. La sua maturazione è lenta e ha una durata di minimo dodici mesi e raramente per meno di quindici - diciotto mesi al consumo. 
La trasformazione del latte è tuttora effettuata con una metodica artigianale, che prevede il rispetto di consuetudini secolari che i casari applicano con gesti sapienti e rituali. Il suo utilizzo è adatto alla preparazione di ogni portata, dall'antipasto al dolce e per festeggiare gli 80 anni del Consorzio del Parmigiano Reggiano ho voluto creare questa ricetta, ed ho avuto il grande onore di vederla  presentata quest'anno, a Perugia ad Eurochocolate, insieme a quella del famoso  chef Xavier Canal.





Ingredienti per 4 persone:
200 gr di farina doppio zero per dolci
50 gr di olio extravergine d’oliva
60 gr di burro
60 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 cucchiaio di cacao in polvere
25 ml di Porto
3 cucchiai di fruttosio o 4 cucchiai di zucchero a velo

Per la crema
100 gr di zucchero
100 gr di nocciole tostate
150 gr di cioccolato al latte
150 gr di cioccolato fondente
150 gr di latte intero
150 gr di burro

Procedimento
 In una ciotola mettete la farina, lo zucchero, il cacao e il Parmigiano Reggiano grattugiato Mischiate bene, versate l’olio e il burro ammorbidito, continuate ad amalgamare aiutandovi anche con il Porto. Impastate fino a ottenere un composto omogeneo.
Formate delle palline grosse come una noce o, se preferite, fatele più piccole e mettetele in una teglia rivestita da carta da forno. 





Fate cuocere in forno già caldo a 180° per 10/12minuti (dovranno essere dorate ma non secche), sfornatele e fatele raffreddare su di una gratella. 
Nel frattempo tritate nel mixer lo zucchero e le nocciole, unite i due tipi di cioccolato e continuate a tritare. Aggiungete a filo il latte freddo. Trasferite il composto in un pentolino, aggiungete il burro a pezzetti e fate cuocere a bagnomaria fintanto che diventerà una crema liscia e ben amalgamata. Rimarrà piuttosto liquida, ma non preoccupatevi, lasciatela raffreddare e solidificare poi farcite i bocconcini con il composto e uniteli tra di loro a due a due.
Potete servirli così o spolverizzati con lo zucchero a velo.
Buon appetito.



Questa e tante altre meravigliose ricette dedicate al Parmigiano Reggiano le potete trovare  nell'ebook interamente dedicato al Parmigiano Reggiano, Ricette, storia, e tante tante altre cose che ho scritto in collaborazione con altre 4 amiche foodbloggers.
La pubblicazione è stata realizzata con il patrocinio del CONSORZIO DEL FORMAGGIO PARMIGIANO REGGIANO, che ringraziamo di cuore, ed è gratuita e liberamente fruibile e condivisibile.
Un ringraziamento particolare a Paola Uberti che lo ha fortemente voluto e curato dal punto di vista grafico, grazie anche a Antonella Degrassi, Monica Bergomi, Simone Saimon Rossi.

Grazie a tutti coloro che vorranno diffondere questo ebook: un'opera dedicata a un'eccellenza gastronomica italiana che fa storia.

Questo è il link per scaricare l'ebook: http://bit.ly/1x4wTi9






lunedì 1 settembre 2014

Polpette al limone ( Ghiuvaròakia avgolemono )



Le polpette sono un piatto tipico e sono preparate e cucinate in vari modi. Quella riproposta qui è una ricetta classica con la sola variante dell’aggiunta del Parmigiano Reggiano che, a mio avviso, si sposa meravigliosamente bene sia con la carne macinata sia con la salsa al limone cui non toglie freschezza, ma al contrario la esalta.La cucina greca è una delle più antiche al mondo e già dal II secolo a.C. , quando nella nostra penisola si preparavano poche pietanze e, prevalentemente cotte alla brace, chi voleva cimentarsi in quest’arte, per diventare cuoco, doveva frequentare due anni d’accademia. La cultura del cibo era così radicata tra i Greci che il letterato e studioso d’arte culinaria, Timachida di Rodi, scrisse ben undici volumi su “diverse sorte di banchetti, non solo, ma consacrarono Adefagèa come dea della gastronomia.  Quando i Romani occuparono la Grecia, furono conquistati dalla loro cucina raffinata, diversa da quella dell’urbe piuttosto rozza, e la portarono nell’urbe, dove fu apprezzata e diffusa. Durante l’impero bizantino, e grazie anche alle repubbliche marinare, si diffuse in tutta l’Europa. Possiamo, quindi, a ragione, affermare che tutte le cucine europee furono influenzate da quella greca.


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Ingredienti per 4 persone:

500 gr di polpa d’agnello tritata
80 gr di riso
1 cipolla
80 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
Una decina di rametti di prezzemolo
1 limone
2 uova
1 cucchiaio di farina
1, 5 lt.  di brodo vegetale
Sale e pepe q.b.

Procedimento

In una ciotola capiente mettete la carne tritata, il riso crudo, metà del Parmigiano Reggiano grattugiato, la cipolla e il prezzemolo tritati. 


Salate, pepate e mescolate bene, poi, con il composto ottenuto, formate delle polpette rotonde, non troppo grandi.



Portate ad ebollizione il brodo, tuffateci le polpette e fate cuocere a fuoco moderato e a pentola scoperta per un’ora e mezza circa.  Dieci minuti prima della fine della cottura, dividete i tuorli dagli albumi e sbattete leggermente questi ultimi, unite poi i tuorli, il rimanente Parmigiano e mescolate bene. Aggiungete, poco alla volta e continuando a mescolare, il succo del limone, la farina e un mestolo del brodo di cottura delle polpette.


Togliete dalla pentola le polpette e mettetele in un piatto. Versate il composto d’uova e limone nel brodo rimasto e, mescolando continuamente e delicatamente, proseguite la cottura per qualche minuto a fuoco molto basso. Rimettete nella pentola le polpette e fate insaporire ancora per un minuto. Servite subito e buon appetito.





Con questa ricetta ho partecipato al Crosscooking mondiale indetto dal Consorzio del Parmigiano Reggiano



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